«Basta beghe da cortile» Grillo fa già nascere il Pdl

Forza Italia l’ha vista nascere, l’ha abbracciata pochi mesi dopo che Berlusconi l’aveva fondata. Di questo partito è stato ed è un punto di riferimento non solo sul territorio ligure ma anche a livello nazionale. Luigi Grillo, nel suo curriculum vanta due legislature alla Camera dei deputati e cinque al Senato della Repubblica. Esperienza ne ha da vendere ed il dibattito che si è aperto in seguito alle cene dei parlamentari liguri a Roma lo irrita. «Non è questa la fonte del dibattito interno che si è aperto dentro il partito. Non lo può essere perché i parlamentari a cena si vedono tutte le sere».
Detto da un produttore di vino il disinteresse per le cene fa quasi effetto.
«Sa quante cene abbiamo fatto nella scorsa legislatura tra di noi? Eppure nessuno diceva niente. È un momento per confrontarsi dopo giornate di lavoro che non ti permettono di chiarire con i colleghi alcuni aspetti. L’origine dell’appuntamento in trattoria è tutta qui. Ma, le ripeto, banalizzare l’argomento su questo aspetto non rende l’idea della fase che stiamo attraversando».
Che momento stiamo passando?
«Con le elezioni del 13 e 14 aprile siamo entrati in una fase tutta nuova. La terza fase storica dell’Italia del dopoguerra».
Ha notato veramente un cambiamento così epocale con la vittoria del Popolo della libertà?
«Non è solo merito di Berlusconi ma anche di Veltroni. Abbiamo avuto una semplificazione del quadro politico incredibile per l’Italia. Il nostro Paese ha attraversato la fase della crescita economica continua tra il 1948 ed il 1992, poi dal ’92 al 2007 c’è stato un momento di transizione iniziato con la falsa rivoluzione di Tangentopoli e passata attraverso la sottoscrizione dei Trattati di Maastricht. Dal punto di vista politico abbiamo avuto una serie di fallimenti che non hanno aiutato l’Italia. Siamo stati noi i primi a provare un cambiamento della Costituzione che ci è stato negato. Ora è arrivata una semplificazione del quadro politico voluta e cercata dai due leader che si sono giocati la partita».
È stata una fase politica voluta dai due leader o cercata dalla gente?
«Le persone hanno premiato chi aveva dei progetti credibili e soprattutto ha saputo bocciare quel fronte del “NO” su ogni cosa che ha messo al palo il Paese in questi anni. Ora abbiamo un elemento chiaro davanti a noi proprio perché c’è stata questa scelta voluta dagli elettori: da qui non possiamo tornare indietro».
Però la nascita di un vero e proprio partito del Popolo della libertà sembra lontana. Soprattutto se guardiamo a quello che sta succedendo oggi dentro Forza Italia in Liguria dove c’è chi rivendica ruoli e proposte.
«Ma queste sono beghe da cortile che non hanno molto senso. Capisco che a livello locale ci siano differenze ma con il tempo si arriverà ad una quadratura del cerchio. Nessuno vuole mettere a repentaglio la storia di un partito ed il ruolo dei suoi dirigenti, va però compreso che esistono degli elementi nuovi e che sta nascendo il Popolo della libertà».
Si sconta il fatto che questi gruppi non nascano a livello locale, in Regione, Province e Comuni?
«Arriveranno a tempo debito. Ripeto, comprendo che ci siano consiglieri comunali disorientati perché in qualche amministrazione si possono avere idee differenti dal consigliere di An, però bisogna avere anche la maturità per capire certe sfumature».
Cosa propone per superare questa impasse in Liguria?
«Ho già proposto che si spinga per far nascere un comitato promotore del Pdl composto da sei persone, tre di Forza Italia e tre di An, per prendere decisioni concordi».