Basta cafoni, è l’era del lusso sobrio

Sulle passerelle di Milano trionfa l’eleganza senza più ostentazione

«I russi sono gli uomini che mi son costati di più» diceva Chanel dall’alto della sua esperienza prima come amante del granduca Dimitri Pavlovich (assassino di Rasputin con il principe Yussupov) e poi del musicista Igor Stravinsky. Al fascino slavo le signore non resistono, anche se ultimamente i nuovi ricchi dell’ex Urss sembrano preferire le peggiori cafonate occidentali. «Non più», dicono in coro gli stilisti da Frida Giannini a Roberto Cavalli, da John Richmond a Rossella Jardini di Moschino.

L’uomo Gucci del prossimo inverno è un irresistibile seduttore che riassume l’eccentricità dei grandi della danza, da Diaghilev a Nureyev, il sontuoso rigore degli ussari a Borodino, la selvaggeria dei cosacchi di Michele Strogoff e lo sconfinato gusto per la decorazione tipico tanto degli zar quanto dei poveri kulaki. Per evitare la trappola infernale del folk, l’intelligente ragazza alla guida del marchio delle due G ha preso qualcosa da Eugene Hutz (leader ucraino dei Gogol Bordello, gruppo di punk balcanico prediletto da Madonna) e molto da Bob Dylan che nella celebre Rolling Thunder Review degli anni Settanta si presentava esattamente così: con gli occhi sporcati dal kajal e le sciarpone lunghe fino ai piedi. Il risultato è un’immagine maschia e potente, con strepitose giacche-cardigan fermate sui fianchi dalle fusciacche tintinnanti, impeccabili completi in velluto di seta, montoni e pellicce di astrakan borchiato e un indimenticabile giaccone in maglia spalmata d’ottone misto ad acciaio.

«In Russia il mercato maschile cresce a dismisura, vogliono cose sofisticate e chic» dice Cavalli poco prima della sua bella sfilata rovinata solo dalla presenza delle Spice Girls. Cresciute d’età ma non nel talento, le cinque pop star non sembrano in grado di capire la sottile eleganza dello smoking blu (l’unico ammesso da Edoardo d’Inghilterra), di quello in flanella grigia e dei completi sartoriali in velluto di seta jacquard che sembra semplice vigogna. L’unico tocco d’ostentazione erano le preziose spille sul bavero della giacca, indispensabili anche al dandy contemporaneo di John Richmond.
Il simpatico stilista inglese stavolta si è concesso lussi sibaritici: dal giubbotto di velluto coperto da minuscoli anellini metallici alle fenomenali pashmine ricamate con motivi balcanici. Alessandro Dell’Acqua si è invece ispirato a David Rotschild, il miliardario amante dell’ecologia che tutte le donne vorrebbero sposare a costo di rinunciare alle pellicce. Nasce quindi lo stile ecoglamour che prevede seducenti pantaloni in faille sotto ai grossi piumini in maglia. Dirk Bikkembergs sostiene che la rivincita del testosterone passa attraverso l’uso al maschile del rosa antico, ma poi convince per i bellissimi giubbotti di pelle color cioccolato e gli impeccabili completi in felpa grigia. Da Moschino c’erano strepitosi pullover con i motivi norvegesi fatti dalle spille da balia e un’ironica interpretazione del classico stile inglese che i russi stanno scoprendo solo ora.