Basta il cognome e la poltrona è assicurata

A volte basta sfoderare il cognome, e il santo in poltrona nemmeno deve scomodarsi ad alzare la cornetta. «Parente?», e se la risposta è sì il gioco è fatto. I posti migliori vanno ai figli di un dio maggiore, ma anche i fratelli e i coniugi e i nipoti di un dio a metà classifica se la cavano. I parenti di un dio minore no, quelli beccano porte in faccia. Benvenuti nella Parentopoli del centrosinistra, atto enne più uno.
L’ultimo è quello che, in Campania, vede l’avvio di un’inchiesta su una società pubblica che ha procurato uno stipendio a buona parte delle famiglie di esponenti di primo piano del Pd. Il penultimo, altro scenario stesse dinamiche, ha messo in imbarazzo di recente l’intero consiglio provinciale di Gorizia, ché i due nuovi stagisti, ovviamente spesati, dell’ufficio Pianificazione della Provincia sono la figlia del presidente Enrico Gherghetta e il figlio dell’assessore Maurizio Salomoni. S’è mobilitata pure la magistratura, che fra l’altro vorrebbe capire come mai ad aggiudicarsi l’appalto del Salone dell’orientamento sia stata la ditta del fratello del presidente.
E poi dicevano del «clan» di Clemente Mastella. Lui, il leader dell’Udeur, lo disse subito, chi non ha peccato scagli la prima pietra, ma lo stesso finì lapidato. Vista così, l’Italia «democratica» pare vivere tutta nell’ombra di un immenso Campanile. Roba da far impallidire i raccomandati eccellenti del parlamento, Annamaria Carloni in Bassolino (Antonio, governatore campano) che siede a Palazzo Madama, Anna Serafini in Fassino (Piero, ex leader Ds ora deputato Pd), che per entrare a Montecitorio per la quinta volta ha fatto persino cambiare il regolamento del partito che vietava più di due mandati e l’elenco potrebbe continuare.
È un vizio antico, quello di far pressioni per ottenere un posto al sole, dalle banche alle università alle società a partecipazione statale tutto vale. In principio, era il 2000 e alle inchieste giornalistiche si aggiunsero per la prima volta quelle giudiziarie, spuntarono nomi eccellenti, Dario Cossutta il figlio di Armando insospettì quando divenne amministratore delegato di Sviluppo Italia, Aldo Berlinguer il figlio di Luigi finì nel mirino per una nomina a professore universitario a soli 29 anni. Cinque anni dopo era cambiato ben poco, se nel Lazio del nuovo governatore Piero Marrazzo persino un «censore» come Angelo Bonelli piazzò il cognato e la nipote e se Guardia di Finanza e Corte dei Conti indagarono sulla provincia di Vibo Valentia per quegli incarichi «a ben 200 persone per un importo di 1.393.026,17 euro non giustificati, conferiti sempre su raccomandazione a parenti, amici e a molte persone che in Provincia non si sono mai viste».
Ma la storia più bella, in quel 2005, la regalò la Calabria. Era appena stato eletto Agazio Loiero, promettendo l’epurazione dalla Regione di tutti i «parenti di» centrodestra. Fu immediato spoil system, solo che furono i «parenti di» centrosinistra a entrare. Qualcosa come 200 persone. Poi il caos. L’assessore di Rifondazione Egidio Masella, costretto alle dimissioni per aver assunto la moglie, prima si difese dicendo: «Cercavo una persona di mia fiducia», poi però, alla Mastella, denunciò: «Lo fanno tutti». Si mosse la magistratura, il che convinse Loiero ad approvare una norma anti-parentopoli. Gli assunti non rischiavano il posto, ma non potevano più lavorare per i congiunti. Il che non impediva assunzioni incrociate, tu assumi mio figlio, io tua sorella.
Su tutti, fa scuola il caso dell’Abruzzo di Ottaviano Del Turco, lì la lista nera dei raccomandati va dal marito della funzionaria al figlio del dirigente, dal fratello del sindacalista Cgil e figlio dell’ex direttore del personale al figlio del sindaco e compagno di scuola del presidente. Solo Bassolino ha fatto meglio, 2.400 assunzioni per 144 milioni di euro, ma lì i parenti, almeno quelli, non c’entravano, e questa è un’altra storia.