Basta coi bavagli di Stato, l’Italia voti sui minareti

I tranquillissimi svizzeri hanno all'improvviso messo a soqquadro l'Europa intera. Dalle reazioni sorprese, quando non addirittura scandalizzate e irose, da parte delle Istituzioni Ue, di fronte al risultato negativo del referendum sui minareti, i cittadini hanno finalmente la prova di ciò che sospettavano ormai da lungo tempo: per i politici la democrazia è il migliore dei governi possibili fin quando i sudditi tacciono. Gli svizzeri, però, hanno parlato e il loro «no» ai minareti è venuto a sconvolgere quel disegno di omogeneizzazione-dissoluzione delle culture, dei costumi, delle religioni che discende inevitabilmente dalla Carta dei Diritti Umani. Di questa Carta, imposta come il massimo dei beni, nessuno discute come se fosse scesa dal Cielo e dettata da un Dio, più o meno come il Decalogo, mentre in realtà è strumento disgregatore del concetto stesso di Società, di Nazione, di Popolo. È logico che siano stati i cittadini ad accorgersene: la somma di singoli individui, ognuno fornito di propri diritti, non forma, non può formare, né una società né un popolo, mentre è questo il bisogno primario di ogni essere umano: avere un gruppo intorno a sé; nascere in un gruppo che parla una stessa lingua, che invoca uno stesso Dio, che custodisce una stessa storia.
Naturalmente in Italia le reazioni al referendum svizzero sono state subito applicate alla nostra situazione con lo schieramento che ormai conosciamo a memoria. Da una parte quello dei fautori dell'omogeneizzazione, che auspicano un mondo interdipendente e tutto uguale e che hanno subito bollato come ingiusto il verdetto svizzero. Dall'altra parte la Lega, che ha proposto un referendum simile per gli italiani, eventualmente a carattere regionale dato che la Costituzione non permette altri referendum se non quelli abrogativi. Certamente i politici, se vogliono, qualche escamotage sono in grado di trovarlo; e dato che da lungo tempo si parla di una revisione della Costituzione, bisognerà rivedere subito il meccanismo dei referendum, tanto limitato da far supporre che si abbia paura della voce dei cittadini. È venuto il momento, però, a parte la questione dei referendum, di mettere le carte in tavola per quanto riguarda l'immigrazione perché i problemi che si sono accumulati negli ultimi anni e il bavaglio che è stato imposto ai cittadini, accusandoli di razzismo ogni volta che hanno tentato di manifestare il proprio disagio, necessitano di un vero e realistico chiarimento.
I motivi del disagio verso la presenza islamica sono moltissimi e più che noti. Se ne è discusso per anni, elencando le differenze religiose, culturali, giuridiche, incompatibili con la vita italiana, senza ricavarne nulla perché i governanti queste differenze le conoscono benissimo ed è il motivo per il quale l'immigrazione la vogliono e la favoriscono. Vogliono distruggere, mescolando i popoli, la cultura europea, e in primis quella «diversa» per definizione: la cultura italiana. Dobbiamo convincerci che gran parte di coloro che guidano il nostro destino perseguono un progetto che include la nostra fine perché include la fine delle differenze fra i popoli.
Purtroppo non siamo aiutati neanche dalla Chiesa, dato che una parte del clero si è lasciata coinvolgere nel progetto dell'uguaglianza reciproca. Infatti la Chiesa non ha mancato di unire la sua protesta a quella delle istituzioni europee per il risultato del referendum svizzero. Anche in questo caso, però, è inutile discutere, non convinceremmo nessuno. Gesù lo difenderemo noi. Le cattedrali, i campanili, il gregoriano, gli affreschi di Giotto li difenderemo noi. Non è la prima volta che in Italia tocca ai laici salvare Gesù dagli errori del clero. Faremo come hanno fatto i primi predicatori popolari; faremo come Francesco; andremo per le strade, rifiutando le compromissioni mondialiste, a ripetere l'insegnamento di Gesù: «La vostra parola sia: sì, sì, no, no». Una sola, dunque.