«Basta col sistema infernale che stritola i nostri arbitri»

Gussoni, Aia: «Bisogna ridurre alla ragione chi lancia accuse ai fischietti. Non mi faccio passare le telefonate di chi si lamenta»

Caro Gussoni, che bel Natale, bloccato in casa dalle dimissioni di Tedeschi. A proposito: che ne pensa?
«Ho scoperto il fatto in diretta tv e ciò garantisce sulla sorpresa. Ho fatto una ricerca storica: non era mai accaduto che il designatore degli arbitri di serie A filasse via a metà strada. Bisogna aggiungere altro?».
No, ma nel frattempo dicono che lei avesse qualche problema personale con Collina...
«Falso, come dimostrano i contatti di queste ore. Anzi, quando sono tornato all’Aia mi sono meravigliato che il suo nome non risultasse nell’elenco degli iscritti all’associazione».
Tedeschi sostiene d’aver lasciato perché stritolato dalle feroci critiche degli allenatori: perché non è intervenuto?
«Io sono intervenuto eccome, basti pensare al duello rusticano con il presidente del Palermo Zamparini. Condivido la denuncia, è una delle anomalie colte nel calcio al mio ritorno dopo anni di assenza. Il circuito mediatico è diventato infernale e gli arbitri vengono triturati senza che si alzi qualcuno, dotato di potere effettivo, per indurre alla ragione lor signori. È una questione da affrontare prima o poi, insieme al nodo delle sanzioni disciplinari che non fanno da deterrente insieme all’emergenza nazionale».
Di cosa parla, della successione a Tedeschi?
«Parlo della disaffezione a livello periferico dei giovani arbitri, cosa comprensibile ma pericolosa, molto pericolosa. Perché corriamo il rischio di non riuscire più a coprire le 15-20mila partite a settimana che si svolgono in Italia».
Lei ha proposto l’auricolare, come rimedio: basterà? Tombolini ha aggiunto un quinto arbitro in tribuna, collegato con i quattro in campo...
«Se ci fosse stato l’auricolare Rosetti sarebbe intervenuto una sola volta nel derby di Roma, senza perdere l’autorevolezza del capo gruppo e raccogliendo le giuste segnalazioni del suo assistente. Non basta, dobbiamo recuperare più che arbitri preparati, uomini in grado di resistere a violente pressioni. L’auricolare da solo non basta, d’accordo, ma il resto è chiacchiericcio. Piuttosto bisogna fare qualcosa per eliminare la schiavitù del gol-fantasma. E solo la Fifa può intervenire in materia».
Da designatore, caro Gussoni, il suo motto fu: spogliatoi sgombri da persone e cose. Lo replicherebbe ora?
«Aggiungerei un codicillo. Spogliatoi sgombri da persone e cose e con i televisori spenti. Perché molti errori provengono anche dalla consapevolezza, tra un tempo e l’altro, d’aver commesso uno sfondone. A rimediare, come si sa, gli errori si raddoppiano».
Lei è un cavallo di ritorno, Matarrese le ha chiesto di fare anche il designatore: cosa ha risposto a don Tonino?
«A ciascuno il suo mestiere. A Coverciano, qualche tempo fa, ho incontrato gli arbitri, molti di loro sono giovanissimi. Ne abbiamo inserito tanti, il ricambio è stato clamoroso: un turn-over così accentuato procura qualche contraccolpo, ma la pasta è buona e la scuola ottima».
A proposito, come ha trovato Matarrese dopo tanti anni di assenza?
«Se posso dirlo, migliorato rispetto al presidente federale che faceva rigare dritti tutti, arbitri e dirigenti di società».
Come va con Pancalli?
«Persona deliziosa, capace di ascoltare».
Ha ricevuto molte proteste in queste settimane dai presidenti?
«Ho chiesto di essere esonerato dal ricevere telefonate e lamentele. Io parlo con le istituzioni, presidente di Lega e commissario. Gli arbitri, poi, dopo lo scandalo, hanno preso a segnalarmi persino chi incontrano a cena, al ristorante, per combinazione».
Lei ha un vice-presidente, Di Cola, finito nella trappola del conflitto d’interesse e dalla Procura di Napoli stanno arrivando le richieste di rinvii a giudizio. Come farete a finire il campionato?
«Quando comincerà a piovere apriremo gli ombrelli. E sul caso Di Cola, voglio leggere i documenti prima di esprimere un giudizio».