"Basta copiare le piramidi" L'Egitto registra il marchio

Ogni riproduzione dovrà essere autorizzata e a pagamento. Il Cairo: "Servono fondi per i restauri"

Quando servono soldi si ricorre ai gioielli di famiglia. È un vecchio adagio dell’economia familiare in tempo d’affanno. Capita però talvolta che a essere con l’acqua alla gola non sia una famigliola, ma un intero Paese; e quando la nazione in questione ha la storia e la cultura millenarie dell’Egitto, risulta ovvio che i gioielli cui si ricorra siano i beni archeologici. Proprio nei suoi straordinari tesori storici e architettonici (che contribuiscono in maniera fondamentale all’economia nazionale) l’Egitto avrebbe individuato un’ulteriore fonte di guadagno.

Il governo del Cairo, per voce di Zahi Hawass, potentissimo segretario generale del Consiglio supremo delle antichità (Csa), ha annunciato infatti ieri di voler proteggere il suo patrimonio archeologico con una legge sui diritti d’autore che gli consenta di chiedere indennizzi agli autori di riproduzioni delle piramidi, delle sfingi e di tutti i suoi monumenti antichi. Hawass ha giustificato questo provvedimento con la necessità di individuare fondi per il mantenimento dei siti stessi: «La nuova legge proibirà completamente la duplicazione dei monumenti storici egiziani - ha dichiarato - e avrà portata internazionale». Ha inoltre affermato che questa misura non nuocerebbe agli artigiani egiziani. «L’Egitto è legittimamente l'unico detentore dei diritti di riproduzione di questi monumenti e può beneficiarne finanziariamente allo scopo di restaurare, mantenere e proteggere i monumenti egiziani» ha affermato. «La legge non proibirà tuttavia - ha sottolineato - agli artisti egiziani o stranieri di trarre vantaggi dai disegni o dalle riproduzioni dei monumenti egiziani e faraonici, purché non ne facciano riproduzioni esatte», ha sottolineato. Interpellato sul caso del Luxor hotel di Las Vegas, «faraonico» hotel e casinò americano che riproduce le rovine dell’antica città di Luxor, un’enorme casa da gioco che si promuove nel suo sito internet come «il solo edificio sotto forma di piramide al mondo», Hawass ha ritenuto che non si trattasse di una «copia esatta dei monumenti faraonici, malgrado la sua forma» e ha sottolineato che la sua sistemazione interna è diversa da quella delle piramidi.

Le dichiarazioni di Hawass arrivano dopo che il quotidiano egiziano d’opposizione Al Wafd ha chiesto nella sua edizione di domenica al complesso alberghiero di Las Vegas di destinare una parte dei suoi ricavi alla città egiziana di Luxor, dove si trova la leggendaria valle dei re. «Trentacinque milioni di turisti visitano Las Vegas per vedere la riproduzione della città di Luxor mentre appena sei milioni visitano la vera città egiziana di Luxor» ha denunciato il quotidiano.

«Certamente l’Egitto ha il diritto di legiferare come meglio crede per la tutela del suo patrimonio storico - ha commentato Andrea Sirotti Gaudenzi, avvocato e professore di diritto presso l’università di Padova -. Credo però che una legge tale sarà di difficile applicazione. Il concetto di territorialità giuridica gioca un ruolo molto importante in questa vicenda, e, se l’applicazione all’interno dei confini del Paese africano può considerarsi certa, molto più difficile sarà il far rispettare la norma al di fuori dell’Egitto».