"Basta cortei in centro". Vietato manifestare alla Scala e in Duomo

La mappa delle zone off-limits stilata da sindaco Letizia Moratti e dal prefetto Lombardi. Partono le consultazioni. Ma la Cgil ha già detto di no. Entro l'estate semaforo verde al test

Piazza Duomo e corso Vittorio Emanuele «vietate» a cortei e manifestazioni. Ci sono anche piazza Mercanti, piazzetta Reale, piazza Sant’Ambrogio, Cordusio e piazza Scala tra le aree che prefetto e sindaco hanno individuato come le «più sensibili», vanno quindi «protette dalle manifestazioni pubbliche». Praticamente, quasi tutto il centro storico. Presto per dire se saranno completamente off limits o solo regolate in modo più severo: la mappa ora sarà condivisa con sindacati, commercianti, partiti e forze sociali, obiettivo partire entro l’estate con un test per un breve periodo e poi arrivare al «protocollo definitivo per la disciplina delle manifestazioni nelle piazze». Sarà «un percorso condiviso» ci tiene a precisare il Comune, ma l’obiettivo è «tutelare luoghi caratterizzati da forte connotazione simbolica o da consistenti flussi di pubblico». Libertà di manifestare da una parte, ma la scelta dei luoghi nasce dall’esigenza di tutelare il patrimonio artistico e storico della città e la libera circolazione dei cittadini. Dietro a tutto, però, c’è anche una ragione di ordine pubblico: la mappa delle aree sensibili risponde alla direttiva emanata lo scorso 23 gennaio dal ministro all’Interno Roberto Maroni, che intervenne per dire basta a casi come quello della preghiera islamica in piazza Duomo e stazione Centrale, che a gennaio scatenò accese polemiche. Tant’è che, stando a quella direttiva, potrebbe essere limitato l’accesso a questi luoghi qualora sia coinvolto «un alto numero di partecipanti» o se, in passato, vi siano state «manifestazioni con stesso oggetto e organizzazione che abbiano turbato l’ordine e la sicurezza». Anche se il vicesindaco Riccardo De Corato, che insieme al comandante dei vigili Emiliano Bezzon lavorerà con il prefetto alla redazione dell protocollo, precisa che «le nuove regole potranno essere imposte solo a chi le sottoscrive, come sindacati o partiti». Sembra difficile insomma che si possano fare accordi con i centri sociali, la comunità islamica, o evitare casi come quello della scorsa settimana con il centro bloccato da 300 rifugiati eritrei. Per piazza Scala, il prefetto parla inoltre della «possibilità di ritagliare uno spazio per le proteste davanti a Palazzo Marino», che sono quasi all’ordine del giorno. E De Corato spiega che «cortei come quello del 25 Aprile o del primo maggio faranno eccezione, continuando a passare da corso Vittorio e piazza Duomo». Idem per i comizi «bisognerà regolare la questione d’accordo con i partiti». Nella capitale il nuovo regolamento è già scattato un mese fa, con sei percorsi alternativi per i cortei e lo stesso itinerario vietato alla stessa sigla più di una volta al mese. Secco, invece, arriva già il no della Cgil. «Roma è la città delle tante piazze - precisa il segretario milanese Onorio Rosati -, se si toglie piazza Duomo a Milano, bisogna ragionare su alternative più periferiche e meno capienti. Per dare visibilità a certe iniziative sindacali il centro è necessario». Già oggi «la concessione degli spazi per i cortei prevede salvaguardie e garanzie da parte degli organizzatori», mentre «usare l’interruzione del traffico come motivazione è pretestuoso: è sempre congestionato». Dunque: «Se saremo chiamati a condividere il percorso, diremo che non siamo d’accordo». Favorevole invece il vicepresidente dell’Unione del commercio Renato Borghi: «È indispensabile conciliare la libertà di manifestare con il diritto alla mobilità e alla produzione economica, come quella dei negozianti». Casomai «chiederemo che nella mappa sia compresa anche San Babila, per proteggere gli esercizi sulla piazza e il Quadrilatero». Anche Guido Podestà, coordinatore regionale del Pdl e candidato alla Provincia, concorda: «Bisogna individuare percorsi diversi, o in centro si crea una situazione di non vivibilità. È la zona più “massacrata”, bisogna tenere conto dei diritti di chi ci vive e lavora». Quindi, «meglio pensare a un policentrismo, coinvolgendo altre aree».