Basta un curriculum da baby criminale per entrare nelle Br

Richiesta disponibilità a uccidere, specialità eversive e anche fedeltà verso l’idea rivoluzionaria

da Milano

Come in banca si presenta il curriculum vitae degli studi compiuti, così per entrare nelle file dei terroristi dell’ultima generazione gli aspiranti militanti predisponevano un proprio cv criminale, attestando le esperienze già vissute, la propria fedeltà alle idee rivoluzionarie, le eventuali «specializzazioni» tra le diverse discipline eversive. E la disponibilità, fosse necessario, anche a uccidere. L’insolita pratica dei curriculum dell’illegalità vengono presi molto seriamente e descritti dagli investigatori della Digos di Milano in un’informativa al pm Ilda Boccassini. Gli inquirenti segnalano numerose «schede autobiografiche» vergate negli anni dai diversi candidati. Una sorta di selezione per aspiranti eversori che ha interessato personaggi oggi in prima pagina. A iniziare da Claudio Latino, 49 anni, ritenuto il capo della cellula milanese e arrestato lunedì nel blitz della polizia a Milano. La sua scheda autobiografica, tra altre, venne infatti ritrovata a Parigi nelle indagini sugli anarcoinsurrezionalisti legati a Giuseppe Maj e in contatto anche con Alfredo Davanzo, altro capo della colonna di nuove Br maoiste finite in carcere a San Vittore.
Latino, tronfio, si vantava «di aver costituito nel periodo 1985-1987 - riporta la nota della Digos - un «collettivo caratterizzato dalla clandestinità associativa». In particolare Latino fa sapere di essere pronto alle rapine per aiutare le casse della banda: «Afferma di essersi impegnato in attività illegali con esplicito riferimento a “due azioni di autofinanziamento riuscite e altre tentate”, nonché ad “alcune azioni politiche di attacco con l’uso di armi da fuoco”. Insomma, un profilo criminale di tutto rispetto. Ma non è finita. Perché Latino nella scheda evidenzia anche di essere già pronto, «addestrato al furto di auto e di moto», di essere un esperto in «contraffazione». Per non parlare delle relazioni internazionali che, evidentemente per i fini dello scritto, lo pongono come un ottimo militante da arruolare senza dubbio alcuno. Il terrorista ricorda infatti di aver già «avviato contatti con altri compagni, latitanti e no, con cui si è costituito un gruppo che aveva come principale obiettivo l’attuazione di azioni di autofinanziamento. Analoga scheda viene anche redatta dalla convivente di Latino, Maria Zanin detta Fiorina, che si dilunga nelle esperienze eversive compiute con Latino, dagli inizi degli anni ’70 all’Università di Padova, dove i due si erano conosciuti, sino a quello che chiama «addestramento pratico».
La schedatura dei candidati si rende inevitabile quando br come Latino ma anche Alfredo Davanzo e Bruno Ghirardi mostrano diffidenza verso le aree antagoniste. A iniziare da quella milanese, accusandola di aver interrotto il percorso per la «guerra popolare prolungata». Non solo quindi, «Rifondazione, infiltrata di sionisti» ma tutti coloro che «sono stati influenzati da questa ideologia di m... legalista». La impermeabilità diventa quindi strumento indispensabile per la creazione della struttura. Nessuna telefonata o e-mail, targhe di copertura, tecniche di contropedinamento. E, appunto, selezione degli aspiranti terroristi.
gianluigi.nuzzi@ilgiornale.it