"Basta con destra e sinistra Meglio etica, epica ed estetica"

"Casa Pound", il centro sociale «nero» della Capitale lancia il suo programma: non
siamo orfani di nessuno e non cerchiamo vendette. La nostra posizione?
L’«estremocentroalto»

Pubblichiamo in questa pagina alcuni stralci del nuovo “manifesto” culturale intitolato «L’estremocentro» con cui il centro sociale di destra «Casa Pound» ha riassunto le sue nuove linee culturali e le sue provocatorie proposte politiche  

L’ottocento è morto. Il novecento è morto. Noi invece ci sentiamo benissimo. \ Nessuno dei problemi fondamentali dell’epoca presente è «di destra» o «di sinistra». E nessuna delle soluzioni possibili lo è. \ Quelli che tirano a destra e quelli che tirano a sinistra non scioglieranno mai il nodo ma si daranno anzi man forte per stringerlo ancor più. Occorre un gesto estremo che spezzi la corda. Al centro. Dall’alto. \ Alla destra non perdoniamo di aver parlato d’ordine e di averlo confuso con compiti da nettezza urbana e bassa sbirraglia. Alla sinistra non perdoniamo di aver sollevato le masse contro il potere solo per meglio insediarsi in quest’ultimo. Al centro non perdoniamo niente, e basta. \ Basta con destra e sinistra, sorga l’Estremocentroalto.
Estremo
Ciò che è radicale, ciò che va alla radice ed è a sua volta radicato. \ L’azione come fonte del sublime, il grido a piena voce come modalità d’espressione prediletta. Distendere i concetti fino allo spasimo per evitare che si attorciglino su se stessi. \ Si è estremi nel senso qui indicato quando si sanno far convivere la grandiosità dei fini, la risolutezza nei mezzi, lo stile delle espressioni e la forza tranquilla come tenuta etica generale.
Centro
L’attestarsi su di una posizione regale e sovrana al di là degli opposti sbandamenti, l’importanza di una centralità politica, sociale, culturale, esistenziale. Un centro che non è palude \. Essere al centro significa essere lì dove realmente accadono le cose, là dove passa lo spirito del mondo a cavallo, lontano dalle periferie e dai ghetti. Chi non ha autocentratura cerca rifugio nel decentramento rispetto alla società per paura di «contaminazioni» con l’altro da sé. \ Chi invece è centrato in se stesso può rivendicare una centralità nel mondo e nella contemporaneità, parlando con tutti e parlando di tutto, sperimentando ogni linguaggio e mantenendo fermo il cardine anche se la porta sbatte.
Alto
Il senso della verticalità, di un approccio al mondo che passa per la politica delle tre «e»: etica, epica, estetica. Al trionfo della chiacchiera, della curiosità, e dell’equivoco, bisogna contrapporre con l’esempio l’abitudine del coraggio, la bellezza della schiena diritta, l’esistenza come ascesa. \ Dall’alto, si osserva il basso mantenendo la distanza e vedendo le cose in prospettiva, studiando il terreno per l’attacco.
L’Estremocentroalto non si sente figlio o orfano di qualcuno. Non apriamo corsie preferenziali per chicchessia e non vogliamo consumare alcuna vendetta. Non viviamo di luce riflessa. La saldezza in noi stessi ci permette di rapportarci senza pregiudizio all’altro - qualunque altro. E, soprattutto, vogliamo con forza l’unità dell’unica area che conta: il popolo italiano.
L’Estremocentroalto fugge le autorassicurazioni identitarie, equivalente politico della triviale esibizione di virilità tipica degli eunuchi. \ L’Estremocentroalto ha molti nemici con un solo nome: Reazione. \ I meccanismi interni che determinano i comportamenti votati all’utilità e all’autoconservazione sono reattivi. Quelli votati alla conquista sono invece attivi. Attivo: affermare se stessi con innocenza, al di là del bene e del male. Reattivo: non riuscire ad agire con innocenza, sperimentare il macigno della colpevolezza che blocca la libertà d’azione. Re-azione è l’eco dell’azione che torna costantemente indietro, è il rancore che, non trovando una valvola di sfogo, si sedimenta, fermenta e crea infezione. \
L’Estremocentroalto è amore disperato. In definitiva: combattere senza compassione alcuna il clericalismo, il moralismo, il passatismo, l’avarizia, la viltà, l’egoismo, le piagnucolerie, i complessi, le paranoie, i settarismi, gli «appelli alla vigilanza», lo scandalismo a buon mercato, la nostalgia del bel tempo antico, gli interessi di parte che prevalgono sul tutto, i cattivi maestri e i discepoli sguaiati.
L’Estremocentroalto non ha una «ideologia». \ I nostri punti cardinali, le nostre uniche certezze: l’esuberanza è la suprema delle virtù; la banalità è il peggiore dei crimini; tutto sempre deve essere perdonato ai giovani; donare è sempre conquistare; chi dice «ieri» e «anti» ha sempre torto. Il resto è conseguenza.
L’Estremocentroalto schifa le ideologie e non possiede la verità. È però portatore di uno stile. Lo stile è superiore alla verità, poiché reca in sé la prova dell’esistenza. Nella contrapposizione fra «estetizzazione della politica» e «politicizzazione dell’arte», noi ci schieriamo per l’Artecrazia, risposta sovversiva e creatrice, vitalista e vivace al dominio dell’inaudita bruttezza. \ Ci si rapporti al mondo sempre in una chiave figurativa, si tocchino le corde dell’«immaginale», dimensione naturalmente orgiastica, addensatrice d’anime. La rivoluzione si fa con le rose rosse. Si fa con il marmo bianco.
L’Estremocentroalto auspica un modello di stato basato sull’idea politica, la nostra idea politica, che prevede un massimo di libertà unita ad un massimo di responsabilità. Un’idea ed una comunità sempre in bilico tra imperium e anarchia, un sentimento del mondo che non concepisce alcun ordine sociale al di fuori di un ordine lirico. \ Non è un programma. È una promessa.

IL COMMENTO. Ma i sogni non sono promesse di Giordano Bruno Guerri