«Basta dietrofront sulla riforma»

da Roma

Suona come un ultimatum a governo e maggioranza, quello di Magistratura democratica. La corrente di sinistra delle toghe chiude il suo XVI congresso raccomandando di varare un nuovo ordinamento giudiziario entro il 31 luglio. In quella data scade la sospensione di alcune parti della riforma Castelli ed Md avverte che non tollererà «marce indietro» nell’iter parlamentare.
In quella sede, poi, dovranno essere migliorate alcune modifiche non soddisfacenti, a cominciare dall’organizzazione della Procure che rimane troppo «gerarchica» e dalla scuola della magistratura. Nella mozione finale la corrente afferma che «incalzerà il ministro sul rispetto dei tempi», stimolerà «miglioramenti» del ddl che Mastella presenterà al Consiglio dei ministri e «vigilerà sul rischio di stravolgimenti» in Parlamento.
Nell’assemblea delle 900 toghe di sinistra in questi giorni si è sentita molta delusione e altrettanta preoccupazione. Non sono mancati gli attacchi al governo-Prodi perché, si legge nella mozione, «le riforme auspicate e preannunciate tardano a concretizzarsi, mentre non si attenua la crisi di efficienza del sistema giudiziario». Così, c’è il rischio di uno «stallo». L’intervento venerdì del Guardasigilli al congresso non ha tranquillizzato, tutt’altro. «Non sono soddisfatto di quello che ha detto Mastella», ammette il segretario di Md Ignazio Juan Patrone. Tra le accuse al centrosinistra c’è quella di non aver abrogato le cosiddette «leggi-vergogna» del governo-Berlusconi, ex-Cirielli in testa. «Mastella - osserva Patrone - dice che non può farci niente, che ci rimane da dire?». Il ministro si giustifica dicendo che la maggioranza non ha i numeri al Senato però, sottolinea il consigliere del Csm Livio Pepino «si poteva almeno fare la proposta politica».
Insomma, il metodo del «dialogo» del Guardasigilli non basta: per Md servono «tempestivamente» interventi «limitati e precisi» nel processo: nel penale è «prioritario» quello su «notifiche, nullità, snellimento degli adempimenti formali e regime della prescrizione». Ed è «indispensabile» una riforma radicale sulle «leggi che producono carcere», come quelle su droga e immigrazione.
Nel documento si dice anche «basta» all’anzianità come criterio di scelta dei capi di tribunali e procure e al «nonnismo giudiziario», di cui sono vittime i giovani uditori giudiziari. E sulla violenza negli stadi si sottolinea la necessità di «tutelare le forze di polizia», con la prevenzione e la responsabilizzazione delle società di calcio. Ma il messaggio forte è quello alla maggioranza sulle riforme per la giustizia.
Un messaggio che però non è condiviso da tutte le correnti. L’Anm ha minacciato nuove iniziative di protesta se entro luglio non sarà varato il nuovo ordinamento giudiziario, ma nell’associazione cova una crisi. La corrente di maggioranza Unità per la Costituzione, che esprime il presidente dell’Anm Giuseppe Gennaro, giudica troppo morbida la posizione del «sindacato» delle toghe sul ddl Mastella, di cui critica soprattutto le parti sulla scuola, l’accesso e le commissioni esterne. E minaccia di uscire dalla giunta. Unicost non è d’accordo con la posizione ribadita ieri da Md, sulla scadenza di luglio. «Si può anche andare oltre quel termine - spiega il segretario Marcello Matera -, con una proroga. L’importante è avere una riforma come si deve».