«Basta con la discontinuità ora si apre una nuova fase»

Il ministro Baccini: «Le primarie ci faranno crescere, sono la strada per ritrovare il contatto con il Paese reale. Dobbiamo tornare allo spirito del ’94»

Adalberto Signore

da Roma

Ministro Baccini, l’Udc ha ottenuto la discontinuità che voleva?
«Guardi, non parlerei più di discontinuità perché da oggi si apre una fase nuova».
In che senso?
«Ora dobbiamo impegnarci in un confronto costruttivo all’interno della Casa delle libertà, un dibattito che abbia l’obiettivo fondamentale di rimettere in moto il popolo degli elettori e degli iscritti del centrodestra. Insomma, serve una grande mobilitazione generale».
Ovviamente, si riferisce alle primarie.
«Certo, saranno uno strumento di crescita della Casa delle libertà. Con la disponibilità dimostrata, Silvio Berlusconi ci ha lanciato un importante messaggio di sensibilità politica. Le primarie del centrodestra, insomma, non saranno un momento di competizione interna ma di valorizzazione di tutta la coalizione. Con il fondamentale coinvolgimento della nostra gente. Perché per riuscire a vincere le prossime elezioni dobbiamo farci portavoci delle speranze e dei desideri del popolo. E, badi bene, il mio è tutt’altro che un manifesto populista. È una reale presa di coscienza del fatto che senza una mobilitazione generale non avremo quel valore aggiunto che ci serve per battere il modello alternativo al nostro che propone l’Unione».
Ma non c’è il rischio che con le primarie emergano in modo più deciso le differenze di vedute che, come è normale in una coalizione, ci sono tra un partito e l’altro? Quello che è successo nell’Unione con i Pacs, per capirci?
«Assolutamente no. La nostra è una coalizione di valori e le primarie sono la strada per riattivare l’entusiasmo e ritrovare il contatto con il Paese reale che per troppo tempo abbiamo trascurato. E saranno un momento di grande unità, non certo di contrapposizione interna. Ora bisogna solo concentrarsi su questa strada, senza fermarci alle solite beghe o ai piccoli interessi personali».
Insomma, le primarie per rilanciare la Casa delle libertà?
«Sì, perché il premier ha dimostrato con le parole e con i fatti la sua disponibilità ad aprire una nuova pagina. Ora dobbiamo tornare all’entusiasmo del ’94, quando Berlusconi, Fini e Casini hanno messo le basi di quel progetto che oggi ci ha portato alla guida del Paese».
Il fatto che lei non citi Umberto Bossi è solo un caso?
«Guardi, Bossi non è certo un problema ma una risorsa. Per fortuna, lui è uno che non ha l’abitudine di giocare con le parole, lo stesso dobbiamo fare noi con la Lega. Insomma, patti chiari e amicizia lunga o, se preferisce, testa alta e schiena dritta».
Il Carroccio, però, sarà l’unico partito della coalizione a non presentare un suo candidato alle primarie. Il ministro Roberto Calderoli ha già detto che «il candidato della Lega resta Berlusconi».
«È naturale che sia così. Il Carroccio fino ad oggi ha sempre considerato il premier un punto di riferimento essenziale, non mi stupisce che continuino a farlo».
Qualcuno ha ironizzato sul fatto che, dopo aver criticato le primarie dell’Unione, ora anche voi avete scelto la stessa strada. Che ne pensa?
«Che sono due cose assolutamente diverse. Quelle del centrosinistra sono una finta, lo dimostra il fatto che i due partiti più importanti dello schieramento - Ds e Margherita - non presentano dei loro candidati. Mentre da noi scenderanno in campo tutti i leader. Berlusconi, Fini e Casini, infatti, non si tireranno indietro. Insomma, l’Unione pensa solo a farsi un grosso spot, noi vogliamo confrontarci in modo costruttivo sui valori che saranno il futuro delle nuove generazioni. Penso alla famiglia, alle adozioni, alla fecondazione assistita e al dibattito sulle droghe, tutte cose su cui ci giochiamo con il centrosinistra il modello della società che verrà».