"Basta far politica con la pancia", Tonino prende in giro anche l’Idv

L’ultima furbata del leader al congresso: «Via il mio nome dal simbolo,
ma nel 2013». L’opposizione? «Non è solo piazza». De Magistris? «C’è
armonia». E la base si beve tutto

Roma«Basta all’opposizione solo di pancia o di piazza», grida nel microfono Antonio Di Pietro, alla ricerca del boato di consenso dei suoi durante la seconda giornata di congresso dell’Italia dei valori. Oggi è il momento del dialogo con i vertici del Pd sul tavolino attovagliato delle segreterie dei partiti, in giacca e cravatta. Ieri era quello della benzina sul fuoco della piazza più antiberlusconiana e giustizialista, possibilmente in canotta. Ma anche domani. Oggi la difesa della Costituzione è pacata ricerca di alleanze con le altre forze di opposizione per «fare proposte e non dire sempre no». Ieri era presidio, sit-in, cagnara, rivolta, forca. «Se vuoi essere forza del due per cento che urla nelle piazze va bene come stiamo, ma il nostro zoccolo duro è transitorio. Non vogliamo cercare solo il voto di pancia ma anche quello della fiducia», spiega. Cos’è? Una sconfessione della parte urlante del suo partito? Macché: pochi giorni prima giurava che «noi il 30 gennaio saremo in strada assieme al popolo viola in tutte le città italiane perché occorre arginare la deriva autoritaria del governo».
La strategia di Tonino è un furbo zig zag tra ricerca di accordi con il centrosinistra perché «da soli non si fanno figli e ha ragione l’amico Bersani a dire che si rischia di morire d’opposizione» e ultimatum all’odiato alleato: «Bersani chieda ai suoi di ritirare il vergognoso disegno di legge che ripropone l’immunità per tutti i parlamentari». Oggi ammette rivolto ai tanti grillini che lo votano che «per fare soltanto l’opposizione basta la rete. Ma per l’alternativa vera bisogna metterci la faccia e non dire soltanto no». Ieri sentenziava che «molti nel Pd irridono la candidatura di Grillo alla segreteria di quel partito: eppure il suo è l’unico programma serio su Parlamento pulito, conflitto d’interessi, acqua pubblica, no al nucleare e wi-fi gratuito». E ancora, oggi conviene alzare il piede dall’acceleratore dell’antiberlusconismo spinto: «Voglio batterlo con la politica», vibra alla sala rigonfia di delegati. Ieri era il festival dell’insulto: «Berlusconi come Alì Babà e i 40 ladroni, piduista, mafioso, dittatore, come Saddam».
In difficoltà perché pezzi di partito guardano con maggiore simpatia al suo ex pupillo Luigi De Magistris, unico oppositore interno, Tonino oggi nega qualsiasi contrapposizione: «Ho letto sui giornali che dovrei temere conquiste, che qualcuno mi rubi il posto. Attacchi da parte di delfini e delfinati. Macché. Commentatori da strapazzo», si lascia andare bilioso. Ma ieri polemizzava con lui, reo di giocare in proprio e di avere posizioni troppo radicali su più fronti. Uno dei quali, peraltro, resta aperto: Di Pietro ora benedice la candidatura in Campania del piddino De Luca, sotto processo per truffa e corruzione. De Magistris continua a ripetere che «no, De Luca no. Piuttosto è meglio perdere». Oggi Di Pietro arriva addirittura a ipotizzare di farsi da parte: «Che cosa può volere di più un fondatore di un partito se non vedere suo figlio camminare con le proprie gambe?», saccheggia il solito repertorio di metafore pirotecniche. Ma da quando è sceso in campo resta il più fulgido esempio di leader padre-padrone di partito, allergico alle critiche come pochi. «È un uomo solo al comando», gli hanno sempre rinfacciato ex amici, transfughi, delusi e competitori interni. E persino quando si ventilava che dietro all’inchiesta di Micromega, quella intitolata «C’è del marcio nell’Idv» ci fosse proprio De Magistris, i suoi colonnelli erano subito scesi in campo per falciare il rivale: «Il risultato alle Europee gli ha dato alla testa. Vuole presentarsi come moralizzatore ma alle riunioni non parla mai e poi leggiamo le sue dichiarazioni sui giornali. De Magistris faccia retromarcia o lasci il partito».
E anche sul simbolo, stessa solfa: «Toglierò il mio nome dal simbolo dell’Idv», ha giurato più volte. E pure oggi lo assicura ma... Sì, no, forse. «Di certo non alle prossime elezioni regionali, stiamo scherzando?». Il colpo di bianchetto è rimandato alle elezioni politiche del 2013. A meno che non cambi idea ancora una volta.