Basta con la finzione: farmacia libera

Massì, certo, ci ha preso in giro: con quella faccia un po’ così cosa potevamo aspettarci? Adesso è facile, tutti a sparare su Riccò, perché ovviamente lui è peggio di me, almeno fino a quando la ruota dell’antidoping sorteggerà il prossimo prescelto. E allora diciamolo, la cosa più insopportabile nell’ennesimo giorno nero del ciclismo è stata la solita frase di circostanza: «Ci vuole una presa di coscienza collettiva». Scusateci: l’abbiamo già sentita. Eppoi, proprio facendo questa presa in coscienza: cosa deve succedere ancora perché corridori, dirigenti, medici e tifosi - sì, noi tifosi - si accorgano che doparsi non vale? Risposta: nulla.
Dunque smettiamola qui: decidiamo da oggi, da subito, che doparsi non è più reato. Che nel ciclismo - ma anche nell’atletica, nel calcio, nel tennis, nello sci e in qualsiasi altra disciplina che si nasconde dietro una presunta verginità - vale tutto, farmaci compresi. Come dire: è il rischio professionale, ma si parte tutti alla pari. Dite che sarebbe disonesto? Certo, già, ma guardiamoci allo specchio della nostra tv e meditiamo. Perché in fondo - duemila anni dopo - lo sport è come al Colosseo: vogliamo vedere il sangue e vogliamo vederlo subito. E se vincono i leoni, domani è già pronto un altro gladiatore, magari con il volto di Ben Johnson: ricordate Seul vent’anni fa? Non è passato un giorno.
Inutile negarlo: siamo già di nuovo lì alla prossima asperità - come la chiamava il mai troppo compianto Adriano De Zan - ad aspettare il prossimo scatto da motoretta illudendoci che basti solo un colpo di pedale. E siamo gli stessi che vogliono vedere un essere umano correre 100 metri alla velocità di un cavallo facendo finta che è tutto così normale. Perché questa è la nostra adrenalina: è il nostro Colosseo moderno.
E allora non prendiamoci in giro: doping libero, chi lo pratica se ne assume la responsabilità ma almeno sapremo che nessuno ci prende più in giro. Lo sport, quello che piace a noi dopati di emozioni, sarà salvo. E se anche ci tolgono il nuovo Pantani non c’è problema: tanto sappiamo già che dietro l’angolo c’è il prossimo Riccò.