«Basta giustizialismo» Da Genova a Roma è grande fuga dal partito

Nel Lazio l’emorragia è tale che Idv rischia di restare senza eletti. I liguri resistono stoici, epperò, precisano, all’urlo di «e adesso ammazzateci tutti», come nelle manifestazioni contro la mafia. Gli emiliani aspettano un congresso che pare Godot, pronti a sbattere la porta. In ogni regione va così, con metà del partito a raccontare la stessa storia: congressi farsa, candidati imposti dall’alto, regole mai scritte per non doverle rispettare, Antonio Di Pietro che dà in appalto le segreterie a proconsoli che fa fuori appena diventano troppo potenti, e guai a chi prova a costruirlo davvero, il partito.
Lui, il leader che morde la parola democrazia come un mastino nelle piazze, alla «vecchia guardia» aveva detto: «Dobbiamo trasformare il movimento in un partito vero». Solo che poi chi ci crede e ci prova si trova davanti a un muro di gomma, che dai segretari regionali, sempre nominati, mai eletti in reali congressi, rimbalza fino a Roma, la fortezza in cui se ne stanno i «referenti nazionali», Gabriele Cimadoro, Stefano Pedica, Nello Formisano e Di Pietro. I più amareggiati sono gli ex Udeur. Dopo la bufera che ha travolto Clemente Mastella, in massa si erano scoperti dipietristi, una poltrona val bene lo sforzo di ingoiare che a offrirla sia l’ex pm che ha affossato la Dc. Ora sono pentiti. Il ligure Egidio Pedrini: «Questa è monarchia, ma io vengo dalla Dc, lì il simbolo era del partito...». L’ex senatore napoletano Tancredi Cimmino: «Un partito il cui unico programma è l’antiberlusconismo e il giustizialismo non fa per me. La verità è che Di Pietro non lo vuole, un partito vero, o i suoi non potrebbero spartirsi le poltrone».
Il caso di Roma rende bene. Lì, Di Pietro aveva affidato a Cimmino il compito di indire il congresso provinciale, obiettivo sostituire Ezio Paluzzi, che da assessore provinciale non poteva mantenere il doppio incarico. Solo che poi il coordinatore regionale nonché senatore Stefano Pedica ci ha messo lo zampino, indicendo lui il congresso e «nominando» uno dei suoi, quel Giovanni Colagrossi che pure è già capogruppo in Regione. È stato subito fuggi fuggi. Il capogruppo Idv Gilberto Casciani si è dimesso passando alla maggioranza di Gianni Alemanno. E poi Cimmino, Ugo Onorati il consigliere provinciale più votato, otto consiglieri di circoscrizione subito più altri in queste ore, «due al giorno», dice Cimmino. «Se il disagio nella base non è esploso esploderà - avverte Onorati - Qui o sei dei loro o ti schiacciano, nel totale disinteresse dei vertici nazionali».
Dicono che anche una pattuglia di parlamentari Idv sia pronta a lasciare, oltre a dirigenti e amministratori. Basta guardarsi intorno per capire che è vero. Se a Vasto il segretario Francesco Romanelli eletto a luglio è scappato a dicembre, in Liguria la situazione è grottesca. Comanda uno solo, l’ex Pd ora deputato Idv Giovanni Paladini. Faceva il poliziotto pure lui e agisce come tale, lamentano gli «epurati». Così, sia a Savona sia alla Spezia i segretari appena eletti si son visti sfilare il posto. «Ci hanno detto che bisognava fare spazio all’entourage di Paladini, per farci fare un passo indietro ci hanno offerto incarichi neppure previsti dallo Statuto» racconta il savonese Davide Giriboldi. Così, a Savona è arrivato Rosario Tuvè, lo chiamano «Rosario I l’imperatore», alla Spezia s’è preso tutto Maurizio Lipilini, un giro immenso da Forza Italia alla Margherita al Pd all’Idv, lui giura di avere «2450 tessere», chi come Giriboldi s’è preso la briga di chiamare i tesserati s’è sentito rispondere: «Scherza? La diffido». E dire che Paladini lo danno già verso l’Udc, l’ingrato.
Poi c’è l’Emilia, in perenne guerra con la tesoriera Silvana Mura. Giuseppe Spaccapaniccia il segretario di Bologna vorrebbe sostenere Daniele Corticelli e non il Pd Flavio Del Bono alle comunali? Lei tira fuori la frusta: «Non è la prima volta che crea problemi, infatti è commissariato». Lui segnala che mica vero, che è commissariato, e chiede un congresso regionale? Lei rimanda: il congresso che si doveva fare entro gennaio si farà a metà febbraio. Forse. Altra bugna a Parma. Lì c’è Patrizia Caruso che stava per venire eletta responsabile delle donne, ma adesso denuncia brogli: la Mura avrebbe votato due volte, e a scrutinio chiuso. Ha un video che lo dimostra, e di professione fa l’avvocato. Alla fine ne resterà uno solo, Tonino. Ma chissà se cadrà in piedi.