«Basta con le guerre, le Fondazioni non siano doppioni»

(...) È appena stato nominato, unico ligure, nel gruppo ristretto - presidente Angelo Benessia, due vice, e quattro componenti - che guida la potente Fondazione proprietaria, con Cariplo, dell’istituto di credito torinese e internazionale. Ma l’ingegnere Stefano Delle Piane (è lui che fa sommessa professione di veicolo) si è già dato un programma di lavoro ben definito. Che si basa fondamentalmente su un concetto: «Bisogna creare ricchezza prima di distribuirla. Il compito della Compagnia di San Paolo e, in particolare, le responsabilità di chi fa parte del Comitato di gestione devono necessariamente tenerne conto. Solo così si può impostare un percorso che sfocia nel sostegno concreto della cultura, dell’arte, dell’attività economica, dei servizi sociali e, non ultima, della ricerca. Nel nostro caso, per quanto riguarda Piemonte e Liguria insieme».
Progetto ambizioso. Qualcuno direbbe: fin troppo.
Neanche a dirlo! È qui che spunta, e si fa sentire subito, l’anima ottimista di Delle Piane, 65 anni, quattro figli, imprenditore edile, già al vertice dell’associazione di categoria, e soprattutto esponente molto ascoltato nel mondo economico genovese dove gode di un accredito inversamente proporzionale alla propensione a frequentare le luci dei riflettori. La sua designazione, una conferma del mandato già svolto, è stata fatta dalla Camera di commercio, mentre il Comune (o meglio il sindaco Marta Vincenzi) ha scelto Maurizio Maresca per l’altra poltrona assegnata ai «genovesi» nel Consiglio generale, l’organismo allargato che è al governo della Compagnia.
«Sono e resto fiducioso - replica il consigliere neo-riconfermato -. Del resto, nell’ambito delle strategie che verranno decise dagli organi deliberanti, è ormai acquisita la consapevolezza che i filoni principali e tradizionali di intervento, e cioè proprio cultura, arte, economia, assistenza, sanità e ricerca, possano svilupparsi in parallelo nelle due regioni, rinunciando agli interventi a pioggia a favore di iniziative mirate e innovative».
Come la realizzazione delle infrastrutture.
«Le infrastrutture sono materiali, ma anche culturali. In tema di sinergie fra le regioni, potrei fare l’esempio del Politecnico, che già esiste a Torino ed è realizzabile in prospettiva a Genova».
Università e ricerca, ma non solo.
«Difatti. Penso alle possibilità di collaborazione fra le istituzioni teatrali, e a tutti quei filoni di eccellenza culturale che, in fin dei conti, assumono anche importanti risvolti economici. Si è impegnato per questo egregiamente, in passato, il professor Lorenzo Caselli in qualità di presidente della Fondazione per la Scuola della Compagnia di San Paolo».
C’è il rischio di mettersi in concorrenza con la Fondazione Carige.
«Neanche per sogno. Direi piuttosto il contrario: in una visione di questo tipo è più che auspicabile la collaborazione con la Fondazione guidata da Flavio Repetto. Ecco perché parlo del mio compito di veicolo. Un genovese come me, che è onorato di far parte del Comitato di gestione della Compagnia di San Paolo, deve far sì che si crei e si rafforzi anche il legame con Carige, contribuendo a evitare, perché no?, doppioni di intervento».
Nel frattempo, Genova e la Liguria dovrebbero darsi una mossa...
«La nostra classe dirigente avrebbe bisogno di un avvicendamento. Manca però la generazione, diciamo fra i 38 e i 48 anni, in grado di prendere in mano la situazione. In questo senso, le infrastrutture servirebbero anche a importare e a trattenere le teste pensanti di cui abbiamo bisogno».
Nonostante tutto, lei, ingegner Delle Piane, per il futuro resta fiducioso.
«Confermo: mantengo la speranza e l’entusiasmo. Vedo che il mondo portuale comincia a riparlarsi, che il Terzo Valico ferroviario è una prospettiva condivisa e la logica degli interessi comuni nel Nord Ovest del Paese guadagna consensi. Certo, se mi guardo attorno, resto perplesso per certe incongruenze, certe resistenze passive poco comprensibili. Eppure dico che possiamo farcela. A Genova come a Torino continuerò a battermi a fondo per questo obiettivo. Ma sempre fedele al mio principio: prima facciamo, poi diciamo».