«Basta con i furbi Ecco il mio piano per smascherarli»

Roma«Se vuole un parere drastico ha trovato la persona giusta: io ai furbi gli ho dichiarato guerra». Nell’estate in cui i Comuni vengono condannati per l’uso abusivo degli autovelox e in cui il governo dà la caccia ai falsi invalidi nella pubblica amministrazione, intervistare Renato Brunetta su uno dei temi più controversi del carattere nazionale italiano è come invitarlo a nozze. Il ministro della Funzione pubblica cita teoremi economici, evoca antecedenti letterari addirittura nel teatro delle maschere, canta vittoria per i risultati ottenuti, e già che c'è mette nel girone dei furbi anche molti sostenitori delle gabbie salariali: «Bisogna capire una volta per tutte che legare la retribuzione al costo della vita è una autentica stupidaggine!».
Ministro, ha visto, adesso i Comuni arrotondano facendo dell'autovelox una trappola...
«Grave, gravissimo. Se a non rispettare le leggi o ad aggirarle, ci si mettono anche le istituzioni, non si può cambiare questo Paese».
Però molti primi cittadini pizzicati ad aumentare i limiti dicono: a noi ci ha mandato in rovina l'abolizione dell'Ici.
«Ecco, questa è una autentica balla, anzi, peggio: una grave falsificazione».
Però non può negare che l'abolizione ci sia stata davvero...
«Certo, e ne siamo orgogliosi. Ma la quota che i cittadini non hanno pagato è stata integralmente compensata dallo Stato».
Dice che i sindaci che si lamentano stanno facendo i furbi?
«Peggio. Mentono sapendo di mentire. Ed è un'altra caratteristica di questa categoria antropologica».
Ma chi sono i furbi, oggi?
«Sono un carattere nazionale, una degenerazione da combattere. Anzi, se lei pensa al teatro delle maschere, scoprirà che da Arlecchino a Pulcinella, quasi tutti i personaggi grotteschi della nostra tradizione, sono figli naturali dell’Italietta».
Malgrado la sua venezianità, mette all'indice Arlecchino?
«Non c’è dubbio. Nel paese della rivoluzione italiana non ci può essere posto per i servitori di due padroni».
E da economista, invece, che spiegazione dà?
«Esiste una categoria, il moral hazard, che nasce in micreconomia per definire l’opportunismo post-contrattuale. È l’atteggiamento degli individui che perseguono i propri interessi a spese della controparte, confidando nella sua impossibilità di verificare dolo o negligenze».
Ad esempio?
«Chi firma un contratto già sapendo che useranno alcune imperfezioni delle clausole per non fare il proprio dovere. Questi sono i furbi più pericolosi, e purtroppo l’Italia ne è ricca».
C'è premeditazione, nella furbizia di chi si documenta per fingersi invalido?
«Proprio così. Infatti le statistiche ci dicono che a rubare indennità, non sono i figli del popolo, ma le mogli dei farmacisti e degli avvocati. I veri furbi non sono i poveracci, ma una certa... borghesia compradora che si ingegna in trucchi da azzeccagarbugli».
Cosa produce l'Italia dei furbi?
«Un sistema affetto da azzardo morale diventa subito debole: si fanno molti controlli perché non ci si fida, si inventano mille insostenibili cavilli, che poi - pensi all’edilizia – vengono aggirati per produrre abusi, arbitrii e orrori».
Purtroppo ci sono più abusi che regole osservate.
«Questo è il Paese delle grida manzoniane e degli ospedali costruiti con la sabbia. Però le cose stanno cambiando».
Ma lei, con le sue leggi anti-fannulloni, è sicuro di aver colpito questo bersaglio?
«Mi piace risponderle con i dati. Sa che a luglio c’è stato un altro calo dell’assenteismo? Secondo le prime stime si parla di un dieci-venti per cento. Sommato al 38 delle prime rilevazioni di un anno fa, arriviamo al 50% e oltre!».
Bisogna vedere se poi lavorano davvero...
«Beh, intanto a lavorare ci vanno. Ho fatto un calcolo sommario e stupefacente: ci sono qualcosa come 14 milioni di giornate lavorate in più».
È una cifra astrale.
«Come se ci fossero 70mila occupati in più».
Mi faccia un altro esempio.
«Sono stato crocifisso dai sindacati per la revisione che ho fatto della legge 104/92. Un ottimo strumento, che spesso è servito a foraggiare parenti fannulloni di invalidi inventati, il classico nonnino con la sciatica».
Ero stupito che non avesse ancora parlato della sua bestia nera.
«Io amo il sindacato, e la sua storia. E proprio per questo non accetto che diventi l'istituzione che media e tratta con e per conto dei furbi. Le faccio un altro esempio?».
Prego.
«Dalle mie indagini risulta che nella scuola il 10% dei dipendenti ricorre alla 104. Le pare possibile tutti nella scuola e non nel privato? È aberrante».
Ma gli strumenti legislativi che mancano per combattere i furbi quando arriveranno?
«Il più importante c'è già, ed è la legge 15 del 4 marzo 2009. In cui, tanto per dire, diamo i premi salariali ai più bravi».
Non teme che chi arriva secondo si demotivi?
«È un sistema molto sperimentato nel mondo anglosassone. Funziona: e se uno è bravo davvero, gli incentivi arrivano».
Nel giorno in cui si parla ancora di gabbie salariali, non posso non chiederle un parere.
«Ma che c’entra il costo della vita con il reddito? Il salario deve essere agganciato alla produttività».
Tutto parte da dati statistici...
«Già, ma come sono fatte quelle medie? Bisognerebbe dividerle per province, poi anche per città, poi per aree omogenee... Che facciamo? Diamo cento stipendi per ogni regione?».
Un no granitico anche a qualcuno che è nella sua maggioranza, Calderoli...
«Calderoli non lo ha fatto. Tant'è vero che abbiamo inserito nella sua legge delega sul federalismo fiscale e nella mia sul pubblico impiego precise norme sul federalismo contrattuale».