An: «Basta, intervenga Serra»

Marcello Viaggio

Tutti d’accordo: ora basta. «La storia del Residence Roma deve giungere all’epilogo» tuona il Coordinamento dei Comitati di quartiere del XVI Municipio: «Le promesse fatte da Veltroni, dal presidente del Municipio, Bellini, e dal Prefetto Serra di dismettere il Residence, ora come non mai devono realizzarsi nel più breve tempo possibile».
Tutti i comitati di quartiere - Pisana, Bravetta, Vignaccia, Commercianti Bravetta Pisana, Alpi ex-Incis - puntano il dito: così non si può andare avanti un giorno di più. «Ci auguriamo – sottolinea un comunicato stampa del Coordinamento di quartiere - che le amministrazioni locali prendano coscienza che la storia del Residence deve giungere all’epilogo. È una storia ventennale che ha visto degenerare un disagio sociale in una realtà tragica, che oggi si è nuovamente rivelata di fronte all’Italia intera». «
«Sono almeno 10 anni che la situazione del residence è fuori controllo - accusa Marco Giudici, presidente del comitato Bravetta -. Abbiamo fatto a ottobre una manifestazione, con migliaia di cittadini che hanno partecipato a una fiaccolata di protesta per far capire alle istituzioni che la misura è colma. A novembre Veltroni si era impegnato a sgomberare la struttura entro 45 giorni. Lo stesso impegno lo aveva preso Bellini. Il 1° dicembre il Prefetto aveva assicurato la soluzione, cioè la sistemazione altrove delle persone alloggiate nel residence, entro il 10 gennaio... Tutte promesse disattese». Dentro il residence alloggerebbero circa 140 famiglie italiane in assistenza alloggiativa. In altri 400 mini-appartamenti avrebbero trovato posto, chi pagando l’affitto e chi no, non meno di 1.000 extracomunitari. Parecchi privi di permesso di soggiorno, clandestini, anche con precedenti penali. Gli stranieri sono soprattutto del Senegal. «Vivono in condizioni da Terzo mondo - denuncia Marco Giudici -. Fra gli italiani c’è una donna disabile, alloggiata al primo piano, che esce di casa solo cinque volte all’anno. Ha paura che in sua assenza le entrino in casa, ha la porta di casa già mezza scardinata, i vetri delle finestre rotti».
Tutta la struttura è ormai fatiscente, fra topi, scarafaggi e immondizia in ogni angolo. A novembre un incendio doloso al monolocale n. 37, al primo piano, costrinse due senegalesi a gettarsi dalla finestra per scampare alle fiamme, appiccate da qualcuno. I vigili del fuoco trovarono tracce di liquido infiammabile e i resti di una tanica. Le cronache riportano episodi drammatici, a scadenze regolari. Quindici mesi fa in una stanza del residence furono rinvenuti due cadaveri, poi una bambina rom fu investita da un camper.
«Questo duplice omicidio desta in noi un grande dolore per le vittime, ma al tempo stesso non ci sottraiamo dal denunciare che non si può continuare a far finta di nulla» dichiarano Fabrizio Santori e Federico Rocca, consiglieri di An nel XV e XVI Municipio: «La situazione è ormai esplosiva. Chiediamo la chiusura della struttura ghetto voluta dall’amministrazione per l’interesse e nella tutela di tutti. Anche di chi è costretto a viverci in condizioni disumane. È ora che il Prefetto di Roma intervenga».