Basta un intervento in day hospital Ma la terapia può frenare il recupero

Il «cuore matto» nella storia dello sport spesso si è messo di traverso nella carriera di campioni costretti a lunghi stop o addirittura al ritiro. Da Kanu a Thuram, da Manfredonia a Fadiga. E non solo calcio: dal cestista Morandotti allo sciatore Janka, a Fioravanti del nuoto. Fino a Franco Bitossi, ciclista, soprannominato proprio «cuore matto» per gli improvvisi attacchi di tachicardia. Nello specifico di Antonio Cassano è una malattia congenita la causa del suo stop.
Il forame ovale pervio È un’apertura tra i due atri del cuore, che normalmente si chiude subito dopo la nascita (durante la vita fetale con i polmoni inattivi è aperto per consentire il passaggio del sangue dalla porzione destra del cuore nella parte sinistra). Normalmente, entro il primo anno di vita, la chiusura diviene permanente. Quando non avviene, nel 20 per cento della popolazione, raramente si possono verificare emboli che possono passare dall’atrio destro all’atrio sinistro saltando il filtro polmonare e da qui raggiungere il cervello.
Il rimedio Si tratta di un piccolo intervento. Di solito in day hospital. Non si interviene per via diretta, ma con una sonda che viene inserita dall’arteria femorale. In cima è posizionato un «ombrellino» col quale si chiude il buco. Il post prevede una terapia anticoagulante per evitare embolie.
Ottimismo Il dottor Giuseppe Capua, responsabile dell’antidoping Figc a Sky Sport: «Sono convinto che Cassano non avrà problemi di idoneità. I tempi sono legati al recupero emodinamico del cuore, che non ha subito danni».
Cautela Il cardiologo Maurizio Marzegalli dell’ospedale San Carlo a ilsussidario.net è prudente: «La terapia anti-coagulante successiva all’intervento può rallentare il ritorno all’attività agonistica. Non converrebbe azzardare i tempi di recupero che non possono essere definiti in anticipo».
Prevenzione «L’ecografia cardiaca, diversa dall’ecocardiogramma, può dare una visione completa del cuore ed è l’unica arma preventiva possibile: sarebbe utile che, essendo un procedimento non invasivo, il Coni la inserisse tra le analisi da effetuare per l’idoneità agonistica», dice Ciro Campanella, primario del San Filippo Neri di Roma.
Le statistiche Si stima che in Italia due calciatori professionisti su cento siano costretti a interrompere l’attività per problemi cardiologici. Nel mondo degli amatori che fanno sport agonistici (dalla corsa al nuoto, al calcetto) il “cuore matto” è la principale causa del mancato superamento della visita del medico sportivo nel 70 per cento dei casi. E la maggior parte non avverte sintomi della malattia.
Il consiglio Domenico Fioravanti è stato «fermato» dal suo cuore all’apice della carriera. «Avevo la vita scandita dal nuoto: ritrovarmi a casa tutto il giorno è stata dura - ricorda -. Ma Cassano è fortunato, ha un figlio e questo lo aiuterà molto». L’olimpionico fu costretto al ritiro per un’ipertrofia cardiaca.