«Basta invettive contro la Chiesa Follie nell’Unione sui cattolici»

Fioroni (Margherita): «Il tavolo di dialogo proposto dalla Bindi? Ma siamo matti? È roba da Polonia al tempo dei comunisti»

Laura Cesaretti

da Roma

«Ma che siamo matti, vogliamo ridurre le forze di ispirazione cattolica dell’Unione al Partito dei contadini polacco?». Giuseppe Fioroni, dirigente della Margherita, «cattolico apostolico romano» ed ex Dc molto vicino a Franco Marini, sembra più irritato contro alcuni suoi compagni di partito che preoccupato per l’ingresso dei mangiapreti radicali nell’Unione.
Onorevole Fioroni, Rosy Bindi denuncia il rischio di «regalare la Chiesa alla Cdl», e chiede un tavolo per il dialogo con i cattolici. Le piace la proposta?
«Macché. Se non riflettiamo attentamente, rischiamo di scrivere una pagina di ordinaria follia. E di creare artificialmente una presunta “questione cattolica” nel centrosinistra. Ipotizzare addirittura un tavolo di trattativa col mondo cattolico risponde a logiche di altre ere e altri mondi: ricorda il Partito dei contadini polacco cui i comunisti concedevano di dialogare col Nunzio apostolico...».
Ma insomma, questa Chiesa la regalate al centrodestra o no?
«Non credo che la Chiesa si perda o si compri. La Chiesa parla ai credenti e alle loro coscienze, e la sua autonomia va rispettata fino in fondo, come quella della politica. L’Unione deve essere laica, ma non laicista, e trovare laicamente la sintesi nel rispetto delle diverse culture. Senza virate brusche che rischiano di aprire una “questione cattolica”, come quella del referendum sulla fecondazione assistita».
Considera anche quella sui Pacs una «virata»?
No: Prodi non ha mai detto sì ai Pacs, ha chiesto una regolamentazione dei diritti che non infici la Costituzione. È la sintesi giusta».
Intanto ieri al Palalottomatica la platea di Rifondazione ha contestato il «devoto» Rutelli e criticato le «ingerenze neointegraliste».
«A Bertinotti vorrei dire che a me ribolle il sangue quando vedo che lui va a Berlino a fare campagna elettorale per gli ultimi comunisti dell’Est Europa, respinti anche da Schröder. Ma non mi sogno di contestare il suo diritto a farlo. E allora anche lui eviti le invettive e non ci contesti il diritto di difendere la famiglia in base all’articolo 29 della Costituzione. Mi preoccupa in alcuni nostri alleati il laicismo che si trasforma in bigottismo di un’altra Chiesa. La sinistra radicale non può usare il Cristianesimo come un franchising: ci piace quando parla di amnistia e di pace, ci fa schifo e la fischiamo quando si occupa di famiglia e questioni etiche».
Però Bertinotti, e con lui anche il socialista Boselli, fanno un’obiezione sensata: se Ruini si mette a fare il capo politico, e non si occupa di fede ma di cronaca parlamentare, non può pretendere di essere immune da critiche politiche...
«La sinistra dice di amare tanto il motto volterriano: non condivido quello che dici, ma mi batterò fino in fondo per fartelo dire. E allora è intolleranza impedire a chiunque di parlare. Se io vado a un comizio di Fini, non è che gli tiro i pomodori: prima lo ascolto, poi se mai controbatto. Vale per i politici, e tanto più per i rappresentanti della fede».
Lei attacca il laicismo di Bertinotti, però ha fatto grandi aperture all’ingresso dei Radicali nel centrosinistra. Non la preoccupa?
«Guardo con grande attenzione alla nascita di un nuovo soggetto socialista e radicale. Lo Sdi è uno dei pilastri del riformismo di centrosinistra, e mi auguro che non si sposti su posizioni troppo radicaleggianti. Ma l’Unione dovrà pronunciarsi sulla questione verificando due cose: la compatibilità sul programma, e che i nuovi soggetti garantiscano oltre al necessario ampliamento della coalizione anche la futura stabilità di governo. L’importante è che le scelte non siano fatte per opportunismo ma per convinzione, perché l’Unione non è un autobus né può far salire a bordo futuri cavalli di Troia».