«Basta ipocrisie, qui ci giochiamo la faccia»

Il deputato ds: «Nel centrosinistra e nell’esecutivo c’è chi vuole boicottare qualsiasi legge sulle coppie di fatto. Ma smaschereremo i loro trucchi»

da Roma

«Una parte della maggioranza e del governo vuole impedire che passi qualsiasi legge sui Pacs, ma noi vogliamo smascherare i trucchetti prima che qualcuno li faccia». Ieri ha esibito in aula dei triangoli rosa, come quelli usati dai nazisti nei campi di concentramento per identificare gli omosessuali. Organizza fiaccolate e cortei gay, quando va in giro per l’Italia lo fermano per chiedergli: «Allora, i Pacs si fanno?». Pacs, sempre Pacs. Perché lui dei patti di civile convivenza è il «papà» in Italia. Il suo modello sarebbe «la legge spagnola». Ma intanto è bene procedere sui «tempi brevi».
Se l’Unione tentenna, ci pensa Franco Grillini, deputato ds e presidente onorario dell’Arcigay, a difendere i diritti degli omosessuali in un «Paese primitivo» dal punto di vista dei diritti civili e in una maggioranza dove va in scena «il trionfo dell’ipocrisia». In una parte, non in tutta, ma Grillini si sfoga: «C’è una parte di sinistra che non vuole cambiare nulla, sulla procreazione assistita, sull’eutanasia, sul divorzio breve, e sui Pacs».
Onorevole Grillini, perché non trovate la sintesi sui Pacs?
«Purtroppo c’è una parte clericale del centrosinistra che segue la destra e risponde agli ordini del cardinal Ruini. E gli ordini sono che sui Pacs non si deve fare niente. Credo che qualcuno voglia far finta di approvare alcuni principi, come il riconoscimento dei diritti individuali della coppia convivente, salvo poi impallinare la legge quando arriverà alla Camera».
Faccia i nomi dei partiti «clericali» fra i suoi.
«Udeur e i teocon della Margherita, dove ci sono quattro dell’Ave Maria che guidano la crociata».
Va a finire che andrete al voto di fiducia anche sui Pacs?
«Non lo so. So solo che questo è un tema sentitissimo. Il ministro Mastella dice che il governo non cadrà sui Pacs, e gliene diamo atto, ma su questo tema moltissimi italiani giudicheranno questa legislatura».
Intende dire che la credibilità del governo Prodi per molti elettori si giocherà sui Pacs?
«Non credo che la gente non dorma la notte pensando alla riforma elettorale o al federalismo. I Pacs invece sono il tema del giorno. Si vede dai sondaggi. Anche buona parte dell’elettorato di destra è d’accordo. I Pacs non sono una questione tra destra e sinistra, ma tra reazionari e progressisti. E secondo me non ci possono essere liberalizzazioni senza il rispetto delle libertà individuali. Altrimenti avremmo una liberalizzazione alla cinese. La vera sfida è dimostrare che l’Italia è un Paese laico, dove il governo può ignorare quello che dice la Chiesa».
Quali sono le iniziative in campo del movimento omosessuale?
«Domani (oggi per chi legge, ndr) faremo una fiaccolata davanti a Montecitorio. Il 10 marzo ci sarà una grande manifestazione a Roma. Metteremo in campo iniziative di pressione. Abbiamo distribuito migliaia di cartoline con la risposta che Prodi mi diede prima della campagna elettorale, cioè che i Pacs si sarebbero fatti. E credo che lui ne sia convinto...».
Ma non siete riusciti a trovare l’accordo neanche sulla mozione.
«Il problema non è che ci sia un registro. È chiaro che preferisco una registrazione in piena regola. Ma l’importante è che nella legge si parli della parità di diritti per le coppie dello stesso sesso e dell’opponibilità a terzi. Penso a quelle migliaia di persone che non possono assistere il loro compagno ammalato. Possiamo discutere se rendere la reversibilità della pensione meno alta, ma deve essere chiaro che se entro in un ospedale io devo poter dire che sono autorizzato ai sensi della tal legge perché il malato è il mio compagno».
Crede che in Italia si arriverà a una legge sul modello spagnolo?
«Io cerco di far passare quello che posso in questo Paese dove la dittatura clericale è molto forte. Cerco di lavorare sui tempi brevi. Come diceva Lord Maynard Keynes, che era della mia “parrocchia”: nei tempi lunghi saremo tutti morti».