BASTA CON L’ITALIA, TORNIAMO AI LOCALISMI

Caro Direttore, ho ripreso a comperare il Giornale da quando un amico mi ha parlato del dibattito in corso sull’ identità dei Liguri e sull’antica e gloriosa Repubblica di Genova.
È veramente doloroso constatare quante persone siano ancora incantate dalla secolare propaganda sabauda e dall’antico fantasma dell’Italia unita.
L’unità d’Italia, nella quale i nostri trisnonni avevano creduto e per la quale avevano lottato, era allora una necessità storica ineluttabile: «Noi siamo da secoli calpesti e derisi perché non siam popolo, perché siam divisi».
Oggi invece, dopo due guerre mondiali suscitate dai mostri del nazionalismo esasperato, dopo che finalmente l’unità dell’Europa ne sta faticosamente prendendo il posto, il mito dell’Italia unita appare quanto mai obsoleto e inutile.
Tanto quanto obsolete, retoriche e ridicole suonano le parole del nostro amato (sì, amato) inno nazionale: «dov’è la Vittoria? Le porga la chioma, ché schiava di Roma Iddio la creò».
Lasciamo dunque che ritornino i localismi ai quali tutti, ma non i Liguri, hanno dovuto allora rinunziare.
Non è forse vero che la necessità di difendere la Biodiversità è una scoperta recentissima?