Basta una legge e la Liguria sarà Regione autonoma

Paola Setti

La Liguria autonoma? basterà applicare la Costituzione. E magari non sarà secessione, ma un federalismo spinto, quello sì. Anni a battagliare per fare le riforme, lo scontro durissimo e sofferto al referendum che le ha bocciate, e adesso la casa delle Libertà ci riprova, partendo dalla via più semplice, la carta appunto. L’iniziativa è di tutti i partiti di centrodestra, Udc compreso, a presentarla ieri è stato Francesco Bruzzone il capogruppo in Regione e segretario ligure della Lega Nord, questione di paternità sulla materia.
È tutto scritto lì, nell’articolo 116 della Carta, quello che definisce le Regioni a statuto speciale, e nel 117, che indica quali sono le materie di esclusiva competenza dello Stato delle Regioni, e quelle concorrenti. Dice l’articolo 116 che possono attribuirsi alle Regioni ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia - nelle materie concorrenti e nella organizzazione del giudice di pace, nelle norme generali sull’istruzione e proprie nella tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali - su iniziativa della Regione interessata, sentiti gli enti locali, con una legge approvata a maggioranza assoluta dalle Camere sulla base di un’intesa fra lo Stato e la Regione interessata. Tradotto, significa che la Regione potrà, dopo essersi consultata con Comune e Province, chiedere allo Stato di poter gestire in via esclusiva e non più concorrente diverse materie, anzi molte, dai rapporti internazionali con l’Unione europea alla sicurezza sul lavoro, dalla ricerca scientifica alla salute, dai porti e tyrasporti all’energia, dai benu culturali e ambientali agli enti di credito e le casse di risparmio, e insomma per dirla con Bruzzone: «Se le ottenessimo tutte saremmo uno Stato autonomo».
Il percorso è così facile che pare impossibile, visto che basterebbe che il presidente del consiglio regionale Mino Ronzitti e il presidente della giunta Claudio Burlando attivassero la procedura con il governo. Basdterebbe, appunto, è non è affatto scontato che lo faranno, epperò, segnala Bruzzone, non è fantascienza: «Il Piemonte ha iniziato il percorso in questi giorni, la Lombardia ha già un voto favorevole del consiglio regionale e una delibera di giunta che chiede di poter gestire in totale autonomia l’istruzione, i beni culturali, le infrastrutture, l’ambiente, i servizi pubblici locali e l’organizzazione dei giudici di pace. Il Veneto poi ha chiesto tutte le materie».
Nella speranza che la Liguria voglia seguire le Regioni del Nord, la Lega ha presentato una mozione in questo senso sottoscritta da tutta la Casa delle Libertà. «Nella mozione - spiega Bruzzone - si chiede che il presidente della giunta nonché quello del consiglio regionale, di concerto fra loro, conducano e concludano la procedura. Saranno loro a decidere quali materia poter amministrare senza che lo Stato possa interferire». Una su tutte, Bruzzone segnala la portualità, ma «se l’energia fosse gestita dalla Regione e non dallo Stato forse oggi Ferrania non si troverebbe alle prese con un piano energetico che ne blocca lo sviluppo» annota il segretario provinciale della Lega Bruno Ferraccioli. Questo percorso, viene sottolineato nella mozione, darebbe vita al cosiddetto regionalismo differenziato.
Del resto, precisa il testo, «l’esigenza di un decentramento dello Stato e quella di assegnare, di conseguenza, determinate funzioni tradizionalmente appartenenti allo Stato ad enti da questo distinto, trovano la loro radice - oltre sotto sotto il profilo tecnico-giuridico - anche da fattori geografici e storici che lo Stato, con la sua amministrazione rigidamente accentrata, non era e non è riuscito a risolvere». E il problema delle autonomie regionali «è stato affrontato ma non risolto fin dalla Assemblea costituente, eletta il 2 giugno del 1946, per dare un nuovo assetto costituzionale allo Stato». Come dire che di tempo ne è già passato abbastanza.