«Basta liti o la gente non voterà per l’Europa»

Roma«Nel migliore dei casi il rischio è che la gente... non vada a votare. Nel peggiore è che scelga formazioni massimaliste o populiste». Storce il naso Franco Frattini davanti alla constatazione che - a tre settimane dalle Europee - il dibattito politico italiano sia rimpannucciato nelle solite beghe interne piuttosto che a far capire «cosa si vuole dalla Ue e come ognuno ritenga di poterlo chiedere». «Io ci provo - continua -, come ho fatto qualche giorno fa a Trieste accanto ad Antonio Lopez Isturiz, segretario spagnolo del Partito popolare europeo, ma vedo che tanti si accontentano di battutacce, come Franceschini che, davanti a Berlusconi che fa la sua analisi della crisi, replica affermando che l’ottimismo non si mangia... Mai una proposta e men che meno una soluzione dal vertice del Pd, eh? Solo battute e istigazioni alla rivolta... Anche se, me lo consenta, purtroppo anche dalla nostra parte ci sono eccessi verbali da evitare».
A chi pensa del Pdl?
«A chi compie quegli eccessi. Vede: noi siamo un partito di governo, abbiamo una responsabilità seria, specie oggi che anche l’Europa risulta ahimè assente dal dibattito elettorale... Mi spiego: sulla crisi economica, nonostante le sollecitazioni di tanti, da Bruxelles è giunto solo il consiglio di far da sé; sull’immigrazione, tema caldissimo, giunge un invito a soprassedere in attesa di chissà che; sulla crisi dell’auto, davanti a un’occasione come quella della nascita di un grande polo europeo formato da Fiat e Opel, l’unica replica è stata quella un po’ truce di un commissario che ha avvertito che metterà il tutto sotto la sua lente d’ingrandimento... Qui invece si avvicina un voto che conta: per l’Italia e per la Ue, visto che dovremo dirimere mille problemi importanti. E allora, si può perdere il tempo in battute, quando ci sono scelte capitali da effettuare?».
Beh, se non all’opposizione - che tanto da quest’orecchio non ci sente - lo dica ai suoi, magari, che fanno a gara in quel che una volta si chiamava il “più uno”...
«Giusto. Vorrei si capisse che così facendo si eccitano solo le propensioni a chi garantisce maggior xenofobia o a chi si propone di salire sulle barricate anche contro la Cgil o, ancora, a chi inganna la gente con proposte populiste come fa Di Pietro. Occorre dignità, lasciando da parte i “distinguo” che tra i nostri ancora vengono riproposti!».
Che fa? Pensa anche lei a Fini, come ha mostrato Sandro Bondi che lo invita a smetterla di giocare per conto suo?
«No, il presidente della Camera non lo metto certo tra coloro che vanno sopra le righe per ricerca di consenso personale, anche se non trovo scorretta l’intelligente presa di posizione di Bondi. Vede: il problema non è certo la differenza di punti di vista che possono maturare in un grande partito del 40%. Su temi delicati come la bioetica o la tutela dell’omosessualità o, ancora e soprattutto, il diritto all’accoglienza, si espongono rispettosamente i propri punti di vista e si cerca una sintesi tra posizioni che possono essere liberali, cristiane, laiche, nazionali... Il problema semmai è dar loro enfasi e presentarle come ultima spiaggia!».
Beh a dirlo, ministro Frattini, è l’opposizione che - diciamolo - ha gioco facile...
«Ma è ridicolo oltre che truffaldino. Prendiamo proprio Fini: a chi si ostina a porlo in distonia con la maggioranza, faccio rispettosamente notare che oggi, nel Pd, ci sono almeno due divergenze laceranti che ne minano alla base la credibilità. Prendiamo un elettore di Franceschini: possibile che a meno di 20 giorni dal voto non sappia ancora in che gruppo siederanno quelli che lui sceglierà per Strasburgo? Tra i liberali olandesi che vogliono la droga libera nei supermarket, o tra i socialisti di Zapatero e Gordon Brown?! E ancora, non meno clamorosa: dopo aver sbandierato la necessità del referendum per dare la parola alla gente su quella “porcata” della legge elettorale, ora per calcoli elettoralistici si dice che l’appello alla gente è da respingere! Altro che guardare in casa d’altri cercando battutine...».
Resta il fatto che nella maggioranza qualche turbolenza la si avverte, no? La Lega e gli ex di An drizzano il pelo...
«Lo posso capire, non lo giustifico. La grande intuizione di Berlusconi di creare un partito unico di centro-destra che può portare il Ppe a guidare l’Europa e noi a guidare il Ppe come soci maggioritari dell’intesa (spingendo a quel punto per far ottenere all’ottimo Mario Mauro la presidenza dell’Europarlamento e auspicando che i conservatori inglesi non lascino il Ppe), non può esser messa a rischio da chi si diverte a sostenere che “l’Europa non conta un fico secco”. Capisco che quella di La Russa era una battuta, ma è meglio evitarla. Come è meglio evitare di chiamare in causa l’Onu sull’immigrazione visto che l’Italia rispetta Ginevra ma che qui si tratta di altra cosa che decide il nostro esecutivo, come ha ricordato Berlusconi, notando che Maroni è l’esecutore di una linea comune».
Vuol dire che l’Unhcr ha torto nell’accusare l’Italia?
«Dico che la Boldrini ha sbagliato tutto, visto che è in sede di Consiglio Europeo che semmai si discute la questione, compresa quella dell’asilo su cui la Ue sta dibattendo da anni. Anche chi tra i ranghi dell’opposizione va sostenendo che siamo contro la commissione, o non sa o mente sapendo di mentire: chi decide è il Consiglio, cioè capi di Stato e di governo, e non la commissione, e io sto facendo di tutto perché a fine giugno il tema sia decisamente affrontato. La presidenza ceca è favorevole e ritengo che il vertice di Lussemburgo dei ministri degli Interni del 5 giugno possa essere preparatorio alle decisioni che, mi auguro, non lascino più sole Italia e Malta a pattugliare il Mediterraneo. Qualche anno fa, quando ero commissario, erano 11 i Paesi interessati con aerei e navi».
Non è che a Bruxelles ci si tirerà un’altra volta indietro?
«Credo si sia capito abbondantemente che gli europei non vogliono più una Europa dei mercati, della finanza, del Pil. Vogliono un’Europa politica, che decida. Barroso in discussione? Per noi del Ppe, no, ma a patto che gli sia affidato un compito concreto e un impulso più forte a fare».