Basta night, ha vinto la discoteca

In principio fu l'Astoria, il primo esclusivo night club milanese a convertirsi in affollata discoteca. Correvano i ruggenti anni Novanta, e il noto locale di piazza Santa Maria Beltrade decise di diversificare la sua attività, offrendo ogni giovedì sera una proposta alternativa. Via le procaci accompagnatrici, dentro modelle e fresche ballerine, fuori attempati signori in cerca di facili avventure e benvenuto a giovani di buona famiglia con tanta voglia di divertirsi. Dalle sonorità melodiche alla house music, dalle luci soffuse ai raggi laser, insomma una vera e propria rivoluzione notturna. L'idea funzionò per qualche stagione, fino a quando presero piede nel capoluogo lombardo i club underground e le strutture in stile ibizenco, in cui contavano più i decibel che le belle donne. Ma ecco tornare oggi di moda il locale di lap dance in versione disco. Grande successo ha riscosso il famoso «Top Town» di via Larga che fino a pochi mesi fa riceveva alle prime luci dell'alba il variegato popolo insonne che non voleva andare a dormire. After hour ricchi di sorprese in cui si mescolavano uomini in gessato e fashion victim in canottiera, tra fiumi di vodka e danzatrici instancabili. Ha suscitato così tanto clamore da dover alla fine chiudere, perché i promoter non avevano i permessi necessari. Il tam-tam è però inarrestabile e dalle costole del «Top Town» sono nate tre interessanti situazioni, tutte il sabato notte. Ad aprire le danze il «Queen» di via Carducci, celebre peep show durante la settimana e affollato di gaudenti ragazzi nel weekend. Rimangono intatte al suo interno le pertiche per la lap dance, che vengono utilizzate da agili universitarie e non da esperte del settore, mentre nei divanetti di velluto al posto delle rituali bottiglie di champagne si bevono spritz e mojito. In un'altra zona della città, nell'ex gettonato «Dolce Vita» di via Turati, va in scena invece il «Glitter party», evento settimanale dedicato all'universo gay. L'atmosfera è dark, animata da saltellanti pierre di moda, aspiranti stilisti e commessi di boutique abbigliati da bad boy. Si respira un'aria simil «Plastic», con spettacoli en travesti, allegoriche coreografie, revival e un tripudio di pelle nera, borchie, anfibi, folte barbe e tatuaggi. Travolto dall'inarrestabile tendenza, anche il night club più grande di Milano ha ceduto, aprendo le sale il sabato sera a una clientela da discoteca. Il «Porta d'Oro» di piazza Diaz organizza affollati pink party, e all'entrata del locale, per far selezione, arrivano modelli con addominali in bella vista e disinvolte ragazze immagine. La musica alterna il karaoke a sound commerciale e brani di Donatella Rettore, mentre sul palco affiatate band cantano dal vivo. L'ambiente è decisamente folkloristico e la serata sta avendo notevole riscontro, tanto da preoccupare i gestori dei locali vicini, che dovranno correre ai ripari escogitando feste a tema e proposte originali. Un pensiero finale per le numerose signorine, provenienti dall'est Europa o sud America, che per una sera si trovano disoccupate senza il loro night club di riferimento.