Basta nomadi in città: Il prefetto-commissario cerca posti in regione

Lombardi: «Sono troppi, la loro presenza va razionalizzata». La Provincia chiede un segnale forte

Tanto per cominciare i numeri ballerini. Quanti sono i rom accampati tra Milano e l’hinterland? Il futuro commissario per l’emergenza, Gian Valerio Lombardi, parla di 4-5mila presenze negli 11 campi autorizzati da Palazzo Marino, 2mila fuori città, il resto va a ingrossare l’arcipelago degli abusivi. Risponde il presidente della Provincia, Filippo Penati, con i «suoi» 23mila nomadi. Puntualizza il vicesindaco di Milano, Riccardo De Corato, «dei quali almeno 10mila nell’area metropolitana». Di una cosa sembrano tutti convinti: sono troppi. Perciò il prefetto aspetta la nomina del governo, che arriverà in settimana, così da partire nel piano di «razionalizzazione e ripartizione degli insediamenti. Il potere che mi sarà dato, dunque, non è tanto e non soltanto agire con la polizia, ma soprattutto disporre gli strumenti necessari - anche di deroga - per superare le difficoltà». Lombardi, per riuscire nell’impresa, avrà teoricamente a disposizione gli spazi di 189 comuni milanesi, anzi l’intera regione. «Nomi di eventuali destinazioni per adesso è impossibile farne, prima ascolterò gli enti locali e le istituzioni interessate - avverte il commissario in pectore -. Sicuramente si dovrà ragionare in un’ottica regionale».
Nodo decisivo nel lungo capitolo sulla sicurezza, aperto nel settembre del 2006 alla presenza dell’allora ministro dell’Interno Giuliano Amato, messo nero su bianco con la firma del «Patto per Milano sicura» un anno fa, affrontato ieri in Prefettura con gli interlocutori chiave: il sindaco Letizia Moratti, gli assessori alla Sicurezza e Politiche sociali De Corato e Moioli. La Moratti stessa sottolinea che oggi lo scenario è totalmente mutato. Il pacchetto sicurezza appena approvato dal Consiglio dei ministri «accoglie con esemplare tempestività le nostre richieste in materia di rom e legalità, sebbene per il momento incompleto. Aspetto di leggere il testo definitivo, ma siamo già riconoscenti al governo nel complesso e al ministro Roberto Maroni in particolare».
L’ultimo tassello, forse il più importante, riguarda gli allontanamenti: due le strade possibili, espulsioni (per gli extracomunitari) e rimpatri (per i cittadini dell’Ue). Ora che la clandestinità si configura come reato, il sindaco tiene a osservare che «la presunta mancanza di posti nelle carceri del nostro Paese non può far sì che gli irregolari restino impuniti». Una questione che agita Penati: «Chiedo al governo e al prefetto un segnale forte ai cittadini. Inutile partire dalle presenze attuali e distribuirle attorno a Milano. Il problema si risolve intervenendo sui delinquenti, rom inclusi, che devono essere espulsi». E si rinnova l’attrito con chi sarà chiamato a prendere provvedimenti a breve, cioè il prefetto-commissario Lombardi: «Gli allontanamenti, da soli, finiranno per non bastare. Come la mettiamo con donne e bambini? Ma se c’è un’eccessiva presenza di rom sul territorio, come si può risolvere il problema se non distribuendole? È un ragionamento logico. Ovvio - conclude con una battuta - che eviterò di sistemarli proprio a Opera...».