«Basta, non possiamo litigare fino a febbraio»

La segreteria del partito: dietro le notizie del «Giornale» c’è la regia di Berlusconi. Replica Belpietro: «Noi facciamo solo informazione»

Marianna Bartoccelli

da Roma

Respinge ogni ipotesi di malumore tra Follini e Casini e, da vecchio democristiano della prima Repubblica (stava con Forze Nuove di Donat Cattin) Emerenzio Barbieri, deputato Udc, componente della direzione, vicino da sempre al presidente Casini, rimanda subito alle decisioni del partito. «Non ho nessun elemento per dire che tra i due ci siano problemi. So soltanto che c’è una linea politica dell’Udc decisa un mese fa, che individua nella riforma elettorale in senso proporzionale una priorità della nostra azione parlamentare».
Ma la legge proporzionale di cui si discute non pare quella che voleva il segretario del suo partito...
«C’è un nostro emendamento in aula sul voto di preferenza. In democrazia è il parlamento sovrano che decide. In ogni caso questa legge è un sensibile passo avanti rispetto a quella attuale che non garantisce che chi prende più voti prende più seggi».
Con le preferenze non si torna indietro?
«Le cose buone in politica vanno mantenute. Se non ci fosse stata la follia di Segni e di Occhetto, le avremmo ancora».
Sarà sufficiente questa legge per tenere la coalizione unita?
«Questa legge dà una mano robusta alla Casa delle libertà per combattere ad armi pari con la sinistra alle prossime elezioni».
Con la nuova legge le primarie si faranno ugualmente?
«Perché no? Le primarie sono un allenamento, sia se le faremo con gli elettori che con gli eletti. Metodi entrambi buoni. Più volte si vota meglio è».
Dalle sue parole sembra non ci siano problemi nella Cdl.
«Di problemi non possono essercene, a meno che qualcuno non abbia deciso un suicidio collettivo».
Nessuna polemica quindi?
«Non è questo il punto. L’Udc ha fatto di questa legge la ragione della sua battaglia politica delle prossime settimane. Nella Cdl sono tutti d’accordo. Non capisco perché dobbiamo deflettere».
Si parla di possibili dimissioni di Follini in dissenso con Casini.
«Non so nulla: io vengo dalla prima Repubblica. Le dimissioni si danno per iscritto, non si predicano. Non ho notizie a tutt’oggi che il segretario politico dell’Udc abbia voglia di dimettersi».
Secondo lei il presidente Casini, dopo l’indicazione del premier di Fini quale possibile delfino, si sente in difficoltà?
«Credo che noi faremo bene ad accelerare sul fronte del partito unitario, del possibile Partito Popolare Europeo. Dovremmo farlo prima delle politiche e ne trarremo vantaggio tutti, daremmo l’idea di un processo di aggregazione e non di disgregazione. In questo caso un ottimo segretario politico sarebbe proprio Casini».
C’è chi non vuole accelerare perché ipotizza che con un partito unico si perderebbero voti.
«Ma non è vero. Basterebbe mettere nella lista del partito unico tutti i simboli dei partiti che lo compongono. Pensi ad una scheda con due partiti di centrodestra a fronte della miriade di partiti del centrosinistra. Ne possiamo avere solo vantaggi».
Si farà prima delle elezioni?
«Si dovrà fare. O prima o subito dopo. Se vinciamo abbiamo bisogno di un partito forte che si attesti sul 35% e sorregga il governo. Se dovessimo perdere come si fa a pensare ad una opposizione dove uno spicchio è fatto da An, uno dall’Udc, un altro da Fi? In ogni caso il partito unitario si dovrà fare. Sarebbe meglio allora farlo subito».
Non teme che il suo segretario tiri troppo la corda?
«È interesse di tutti avere una forte coesione. Non si può pensare di litigare sino a febbraio. Una conflittualità così alta è un errore. Nascono perché al confronto programmatico, che si faceva sempre nella prima Repubblica tra i partiti della stessa coalizione, spesso si preferiscono le schermaglie giornalistiche. Ma nella Cdl non c’è nessuno che abbia la volontà perversa di rompere».