«Basta Nonno Libero Sarò un commissario in lotta con la mafia»

Buongiorno Lino Banfi, come sta il suo menisco?
«È un po’ strano. Tutti se lo rompono giocando a calcio o sciando, io firmando un autografo. Ero a Las Vegas per il mio compleanno con mia moglie e mio figlio. Quando ci hanno avvistato degli italiani, una signora molto affettuosa voleva farsi fotografare vicino a me. Nel trambusto non ho visto un gradino... Ma le stelle per il dolore. Ho pagato 450 dollari per un’iniezione, mi hanno messo su una sedia a rotelle e devo dire che da lì vedi le cose in modo diverso. Per dimostrare che sono un giovane 75enne non uso né sedia a rotelle né stampelle».
Estate di riposo e terapie...
«Mi sono fregato l’agosto. Ogni giorno viene il fisioterapista: altri dolori».
Se ne sta in casa a guardare i tg della crisi?
«Mamma mia, una faccenda che fa paura. Ho girato due film in Argentina e ho visto cosa successe dopo il crack dei bond. Però una piccola fiducia che il governo dia la spallata giusta ce l’ho. In questo momento non vedo grandi antiberlusconismi. Maggioranza e opposizione sono come due fratelli che litigano sempre, ma di fronte al papà agonizzante cessano le ostilità. In attesa di ricominciare...».
Ha una ricetta per non temere il crollo delle Borse?
«Non so se ho fatto bene, tutti i risparmi li ho investiti in case per la mia famiglia. L’unica ricetta buona è non incazzersi e contare fino a 1800».
Ha visto anche il premier, suo coetaneo...
«Quel giorno era molto abbattuto perché aveva pagato tutti quei soldi per la Mondadori. Mi ha fatto piacere che nonostante i suoi impegni abbia mantenuto l’appuntamento. Mi aveva già fatto gli auguri con una telefonata... Il giorno dopo mi sono rotto il menisco».
Non le ha portato bene?
«Tutt’altro. Siamo buoni amici da quarant’anni, c’è una strana simbiosi tra noi. Silvio, sai che domani mi opero. Anche tu? Sì, al menisco destro. Io al tunnel carpale della mano destra... Adesso che è uscito dal tunnel carpale deve aiutare noi a uscire dal tunnel della crisi».
Invece Nonno Libero lascia Raiuno e passa su Canale 5 ma diventa commissario.
«Nel ’70 Il brigadiere Pasquale Zagaria ama la mamma e la polizia fu il mio primo film da protagonista. Allora facevo avanspettacolo. Fu il produttore Carlo Maietto a propormi il cinema, perché lo divertivo. Andò da Cristaldi per trovare la distribuzione. Poi trovò un regista giovane, Mario Forges Davanzati, un nobile che preferì firmare con uno pseudonimo, Luca Davan. Salvo poi pentirsene».
Quel brigadiere ha fatto...
«Una bella carriera. Abbiamo mostrato una puntata al capo della polizia Manganelli e al ministro Maroni. Manganelli mi ha scritto dei complimenti bellissimi. E mi ha detto che questo commissario che non va in pensione può fare un sacco di indagini».
Di commissari ne ha interpretati molti.
«Lo Gatto per Dino Risi, Auricchio in Fracchia, la belva umana. Questo l’ho scritto e prodotto io con la Alba Film 3000, dove con me ci sono mio figlio, mio genero e Bruno Altissimi. Due puntate in settembre, altre sei le stiamo scrivendo per l’anno prossimo. Con il regista Aurelio Grimaldi ci capiamo al volo. Io che di solito vedo il bicchiere non mezzo vuoto ma rotto del tutto, stavolta ci credo. Zagaria è un 70enne che rinvia la pensione perché è così esperto di Sacra corona unita, mafia eccetera, che per le indagini chiamano sempre lui. Ma a quell’età, quando s’imbatte nel morto o nell’ingiustizia, gli vien fuori il sentimento».
Ma si riderà anche.
«Come con Nonno Libero che non farò più. Però qui la famiglia è un po’ a latere. Zagaria vive nel commissariato, con i suoi collaboratori. Soprattutto con De Simone (Sandro Ghiani) che è il suo tubo di scarico, sul quale si sfoga, porca puttena...».
Lei si riconosce in Zagaria non fosse altro perché è il suo vero nome.
«Certo. Ed è scaltro».
Altri progetti con la sua società?
«Ho parlato con Del Noce. Stiamo preparando due miniserie per Raiuno. Come fiction sono nato in Rai, però questo è un evento... Ringrazio Mediaset che ha pensato a una promozione speciale, segno che ci credono».
Parteciperà al cinepanettone «Vacanze di Natale a Cortina» con De Sica?
«Devo parlare con Neri Parenti e De Laurentiis, vedrò la parte».
Altro cinema in vista?
«In primavera girerò il secondo film in tedesco di cui non conosco una parola, ma ci vorrebbe un giornale intero per parlarne. Presto uscirà La delegazione, un film tutto pugliese, di Sergio Rubini, con Scamarcio e Michele Placido, che racconta di un gruppo di persone che va in Francia quando si accorge che una statua del loro paesino è esposta in un museo. C’è anche Deparedieu».
Rimpiange i tempi della commedia scollacciata degli anni ’80?
«Una volta la rimpiangevo. Adesso è diventata un genere cult. La Gazzetta dello Sport distribuisce tutti i giorni un dvd di quei film, anche se, non so bene perché, io non prendo un euro».
Un anno fa scrisse una lettera al premier e al ministro Bondi segnalando la situazione di Laura Antonelli: com’è finita?
«Poveraccia, non ha preso niente perché scoprirono che aveva un piccolo vitalizio. Poi mi chiamò Bondi dicendomi che aveva ricevuto centinaia di richieste per altri attori meno noti. Per quella iniziativa mi sono beccato anche delle critiche, così è l’Italia. Ma continuerò a restare in contatto con Laura».