Basta un perfido fanciullo per sconfiggere l’ipocrisia

Perfidi, cinici, puntigliosi, smaccati, vendicativi, sinceri fino allo scandalo. Insomma, chi più ne ha più ne metta, perché i bambini - si sa - sanno essere tutto e il contrario di tutto e riescono sempre ad annacquare di candore le cattiverie più crudeli. Bene doveva saperlo Roger Vitrac, scrittore surrealista francese, che in Victor, o i bambini al potere, messa in scena per la prima volta nel ’28 da Antonine Artaud, eleva un bambino di nove anni al rango di protagonista di una satira quanto mai pungente, amara e disincantata della realtà. Anche se, a ben vedere, Victor è un ragazzino assai fuori dalla norma: cresciuto a dismisura (è alto un metro e 90 centimetri), ce la mette tutta per smascherare l’ipocrisia di una società «adulta», i cui simboli più eloquenti sono rintracciabili nella figura di un generale dell’esercito, beffeggiato a più non posso, e nel personaggio della fascinosa Ida, donna di bellissimo aspetto «deturpata» da un’incontenibile aerofagia.
Siamo dunque nel perimetro di una scrittura irriverente e fanciullesca (solo in superficie) che ricorda l’Ubu Roi di Jarry e che, a ben vedere, intende esprimere un profondo attacco al sistema, ai legami familiari, alla falsità delle apparenze, alle contraddizioni della Storia. Non è dunque un caso che l’allestimento in programma al Parioli da questa sera (repliche fino al 19 marzo) porti la firma di un regista da sempre avvezzo a scandagliare le storture dell’umanità come Mario Missiroli, artefice di uno spettacolo che trova in Paolo Bonacelli un interprete ideale.
Affiancato da un cast eterogeneo (citiamo almeno Valeria Ciangottini, Armando De Ceccon, Isella Orchis, Paolo Meloni) e intrappolato all’interno della casa borghese anni Venti che Lorenzo Ghiglia scandisce in sala da pranzo, salone e camera da letto seguendo la tripartizione stessa del lavoro, Bonacelli/Victor possiede l’ambiguità, la carica sovversiva e l’impavida bonarietà del caso: grottesco e buffo per alleggerire i toni; provocatorio e ammiccante quando stuzzica gli interlocutori; spietato e diabolico quando si tratta di graffiare il muro delle sembianze. Ciò che ne trapela non lascia sufficienti spiragli di consolazione: la Prima guerra mondiale è finita solo da un decennio e presto l’Europa sarà teatro di un’altra rovinosa catastrofe. \