Basta poco per buttarlo giù

Il caso Genova va studiato con attenzione dalle forze oggi all'opposizione in Parlamento. Il centrosinistra sotto la Lanterna è in pieno sbandamento: da una parte un esteta del fanatismo ideologico chiama all'«odio di classe», dall’altra un vecchio industriale conservatore come Riccardo Garrone indica per le primarie dell’Ulivo l’ex presidente degli industriali Stefano Zara. Intanto Piero Fassino sceglie una ex preside un po’ estremista per sbarrare la strada al candidato riformista del presidente della Regione, ds ma dalemiano. Il massimo del caos ma anche la tendenza a chiudere «tutto» e il suo contrario, industriali e ideologi stralunati, massimalisti e riformisti, dentro un cerchio solo: quello del centrosinistra. Così è già successo da Venezia a Salerno. E questo predicano commentatori snob come Enrico Galli Della Loggia per i quali il centrodestra non è presentabile. Questa è la linea preferita del Corriere della Sera, della Stampa, del Sole 24 Ore per i quali il dibattito delle idee è contrapporre un riformista ds a un estremista rifondarolo.
La maggioranza prodiana affonda in una palude ma rischia di rimanerci per cinque anni. E noi con lei. Per evitarlo, prima di tutto si deve avere chiaro in che fase si sta vivendo: se si sostiene - come Roberto Maroni - che ormai Romano Prodi reggerà tutta la legislatura, metà del danno è compiuto. In realtà le contraddizioni della maggioranza sono enormi ed è più realista Piero Fassino che dà una scadenza di cinque mesi all’esecutivo.
Questa maggioranza non sta su senza un sostegno attivo di settori dell’opposizione. Però, proprio in periodi di crisi, il fattore dell’iniziativa è determinante: la maggioranza può impedire che la forza dell'opposizione si concentri su un punto ed evitare le rotture. Questo naturalmente non aiuta una politica riformista perché le contraddizioni attuali non sono dominabili. Ma la durata sì. Il centrodestra, inoltre, se non incalza il governo, finirà per sfiduciare le basi sociali che hanno sostenuto la protesta: ciò non darà più consenso a Prodi ma disseminerà di delusione il Paese.
La via per contrastare un destino paludoso è mantenere l’iniziativa politica: che non è né pura propaganda né tantomeno subalternità alla maggioranza, ma capacità d’indicare una alternativa generale (cosa per cui serve la protesta) e sbocchi immediati (che devono cercare di tenere unita l’opposizione sia a Genova sia sulle riforme elettorali sia nell'indicare la scelta di un governo di transizione). E soprattutto il centrodestra deve continuare ad aggregare forze nel Paese perché quando sono in crisi i rapporti politici, la base sociale dell'alternativa è fondamentale. L'unico modo per aggregare forze è fare proposte né subalterne né propagandistiche. Oggi ci sono due terreni precisi su cui il centrodestra può rivendicare proposte concrete ben superiori al caos del centrosinistra: la difesa della Legge Biagi (messa in discussione non solo da forze dentro la maggioranza ma anche da certo sindacalismo massimalista) e la riforma Maroni delle pensioni (il nostro vero biglietto da visita a Bruxelles). Si formino dei comitati promossi dall’opposizione ma aperti a volenterosi non dimenticosi (che non scordino cioè quanto di buono è stato fatto e va difeso), si preparino volantini per gli studenti perché è in ballo il destino di giovani condannati dalla palude prodiana a restare senza lavoro e senza pensione. Si mobilitino i ceti produttivi. Si «organizzi» un pezzo di società, in modo non settario. Basta anche solo un poco d'iniziativa per buttare giù un governo ormai alla canna del gas.