«Basta con le polemiche, il candidato sono io»

Bondi, coordinatore azzurro: «Per noi questo è un discorso archiviato da tempo, adesso vogliamo subito passare ad affrontare i temi veri dell’agenda di governo»

Francesco Kamel

da Roma

«La Casa delle Libertà ha un candidato e quel candidato è Silvio Berlusconi. Non c'è alcuna discussione al riguardo. Chi ha idee diverse è libero di andare dove vuole». Con toni e parole che non ammettono né ripensamenti né fraintendimenti, il presidente del Consiglio ha chiuso in questo modo il tormentone estivo sul cambio del candidato premier del centrodestra alle elezioni politiche del 2006. Una dichiarazione forte che il Cavaliere ha fatto nella piazzetta di Porto Rotondo, nel pieno di un bagno di folla. Berlusconi, che ha toccato vari argomenti politici con il consueto ottimismo, è apparso seccato e infastidito solo sull'argomento della leadership: «Una storia assurda su cui non voglio più tornare».
In questo modo, il presidente del Consiglio ha voluto chiudere la logorante discussione sulla premiership nonostante avesse espresso nelle scorse settimane la propria disponibilità ad arrivare se non a una sostituzione ad una differenziazione di ruoli all’interno del centrodestra. La determinata posizione del Premier sembra il frutto di vari fattori: innanzitutto i recenti sondaggi che confortano l’attuale leader della Cdl sulla possibilità di giocarsi una partita ancora aperta per le elezioni del 2006. Inoltre, alcuni alleati come Lega e Pri non sono disposti ad un cambio di candidato a pochi mesi dalle elezioni e non sembrano gradire le alternative più accreditate. Non solo. Di fronte alla possibilità espressa di «fare un passo indietro» Berlusconi ha evidentemente registrato una scarsa trasparenza da parte di qualche alleato. Infatti a Villa La Certosa, commentando con i propri collaboratori le successive reazioni di Pier Ferdinando Casini, Berlusconi avrebbe detto: «È giunto il momento che Casini esca allo scoperto e metta le carte in tavola».
In questo clima sarebbe maturata la decisione di Berlusconi di fare un «passo avanti» verso la chiarezza sulla leadership. Anche perché in questa fase, il Cavaliere sembra essere l’unico in grado di avere un «filo diretto» con soggetti che attualmente sono fuori dalla Cdl ma che in prospettiva potrebbero aggregarsi in vista delle prossime elezioni politiche: in primo luogo la Democrazia cristiana di Gianfranco Rotondi, ma anche il movimento autonomista siciliano di Raffaele Lombardo e l’Alternativa sociale di Alessandra Mussolini. Lo stesso Rotondi lo ha fatto capire: «Se a guidare la Cdl sarà Berlusconi, noi per rispetto e simpatia nei suoi confronti potremmo ancora aprire all'alleanza col centrodestra; se, viceversa, tenteranno di scalzare il premier allora la Dc, che storicamente guarda a sinistra, non perderebbe un minuto solo a confrontarsi col centrosinistra».
Gli alleati della maggioranza hanno subito approvato il «punto fermo» messo da Berlusconi. La presa di posizione del presidente del Consiglio ha fatto scattare l’orgoglio degli azzurri. Per Sandro Bondi «la leadership del presidente Berlusconi, che Forza Italia aveva invocato all'unanimità al termine del suo Consiglio nazionale, oltre che essere necessaria per i partiti della maggioranza è un'aspettativa ineludibile che proviene da tutto l'elettorato della Cdl e dagli elettori moderati». Per il coordinatore di Fi proprio i moderati «si attendono che questa leadership venga esercitata al di là dei condizionamenti dei singoli partiti e indichi la strada da seguire per portare a termine il programma di governo e per affrontare i problemi del nostro Paese nel corso dei prossimi cinque anni». Invece che sul tema della leadership, da Forza Italia si vuole spostare l’attenzione sull’esigenza di fare il partito unitario del centrodestra. «Per noi - ha detto Bondi - questo discorso della leadership è chiuso da tempo e vogliamo passare subito ad affrontare i temi veri dell'agenda di governo, della nascita del nuovo partito unitario in modo da presentarci uniti e coesi alle prossime elezioni politiche». Per Francesco Giro «rivendicando la premiership, Berlusconi non difende un privilegio ma carica sulle proprie spalle il fardello di ogni leader di condurre la propria coalizione al traguardo del voto quando gli elettori saranno chiamati a dare il loro giudizio».
Anche in Alleanza Nazionale la partita leadership è considerata chiusa. Per Ignazio La Russa «Berlusconi è il leader naturale del centrodestra. Il dibattito su questo argomento è stato affrontato, anche con la disponibilità del premier a fare un passo indietro, ma ora credo debba esaurirsi. È giusto che il leader sia Berlusconi, come ha detto Gianfranco Fini all'Assemblea Nazionale di An». Per il presidente dei deputati di An «fino a prova contraria Berlusconi è il miglior avversario di Romano Prodi».