Basta privilegi alle coop che fanno le scalate

Dopo le interviste di Donigaglia, apparse il 28 dicembre sul Corriere e sul Giornale, non ho visto nessun seguito in nessun giornale a tiratura nazionale. Strano, molto strano: il Donigaglia, forse senza volerlo, ha confessato che lui, come tutti nella sua posizione alle coop rosse, eseguiva alla lettera le richieste e indicazioni del Pci-Pds ritenendo che le direttive del partito comunista italiano fossero di altissima utilità per le strategie generali etc., e che il ritorno per le coop rosse erano contratti di appalti sicuri provenienti dagli enti pubblici, mentre le coop assicuravano e assicurano al partito il «voto certo» di tutti i dipendenti - aderenti delle coop medesime, nonché contributi in miliardi di vecchie lire (regolarmente registrati a bilancio). Che il Pci-Pds-Ds fosse legato in prima persona con le coop rosse e associate, lo si sa da sempre, e non voglio aggiungere altro. Quello che più meraviglia sono i silenzi della stampa. Ora, dopo la/le confessioni di Donigaglia e altri, come devono essere considerate le posizioni di tutti i Pds-Ds e tutti i responsabili delle coop? Se quanto dichiarato da Donigaglia e altri non si inquadra nel reato di voto di scambio e forse altro... vorrei sapere il motivo per cui tutta la gang rossa non viene nemmeno sfiorata da incriminazioni: dove sta la magistratura? Altra amara considerazione: le cooperative, intese come tali, dovrebbero operare in attività da cooperative, non partecipando a gare di appalti anche industriali, in concorrenza con aziende che non possono praticare le stesse quotazioni-offerte in quanto non beneficiarie di sconti di tasse del 30-40-50 per cento!