«Basta con questa sinistra anti storica»

Il rifiuto netto di una Grosse Koalition e l’appello per una nuova legge elettorale

Gian Maria De Francesco

nostro inviato a Capri

«Chiediamo con forza che venga cancellata l’ombra di un approccio ideologico, figlio dei mille compromessi di una coalizione troppo eterogenea, nella quale la parte riformista del governo subisce pesantemente il condizionamento dell’estrema sinistra, ormai distante dalla realtà e che vive in modo antistorico il rapporto con chi, come imprese e imprenditori, è moltiplicatore di sviluppo, occupazione benessere».
Il presidente dei Giovani imprenditori di Confindustria, Matteo Colaninno, nel suo intervento di ieri al Convegno di Capri si è sbilanciato nei confronti dell’ala radicale dell’Unione e ne ha criticato l’impostazione giustizialista della Finanziaria. Si è trattato solo di una sottolineatura finalizzata a proporre un nuovo patto fiscale che ha l’obiettivo di destinare alla riduzione del carico tributario delle imprese il 50% dei proventi della lotta all’evasione. Una sottolineatura che è valsa a Colaninno un lungo applauso da parte della finora paciosa platea caprese.
Il discorso del leader junior di Viale dell’Astronomia ha riproposto alcuni topos cari al numero uno Luca Cordero di Montezemolo. In primo luogo si è ribadito che «l’Italia non ha bisogno di nuove tasse ma di liberare energie private, di creare un ambiente più favorevole all’impresa e al profitto». In seconda battuta, l’imprenditore mantovano ha ripetuto che «il trasferimento anticipato del Tfr all’Inps mette in grave difficoltà un gran numero di piccole imprese» che saranno private di un flusso di risorse decisivo per l’autofinanziamento. In ultima istanza, considerata la location campana, è stato riproposto l’allarme criminalità come ostacolo alla libera iniziativa.
Come Montezemolo anche Colaninno non ha lesinato suggerimenti alla classe politica (rappresentata oltreché dall’ex ministro del Tesoro Giulio Tremonti, dall’ex presidente della Camera Pier Ferdinando Casini, dal ministro Vannino Chiti e dal deputato di An, Gianni Alemanno). Il rifiuto netto a ogni velleità di Grosse Koalition («tecnicamente impossibile») è stato accompagnato da un appello alla costruzione di «un tavolo pubblico tra i partiti per varare una nuova legge elettorale» maggioritaria a doppio turno subito dopo l’approvazione della manovra. Tra le altre richieste figurano anche il completamento della riforma del titolo V della Costituzione con l’attuazione di un compiuto federalismo fiscale e un appello alle forze riformiste affinché si battano contro la «minoranza rumorosa dei no» alla realizzazione delle grandi opere pubbliche. In questo stesso solco possono essere inseriti anche alcuni rilievi formulati nei confronti della Finanziaria Visco/Padoa-Schioppa. A partire dalla delusione per i contenuti di una legge che non ha avuto «coraggio nel procedere a una riduzione degli organici delle pubbliche amministrazioni» per concludere con la proposta di rendere immediatamente autocertificabili tutti i procedimenti non sottoposti ad autorizzazione.
Una considerazione, però, è necessaria. Nel corso della lettura delle 19 pagine del discorso di Colaninno il primo applauso è giunto a pagina 10 dove si riprendono i temi del convegno intitolato «L’impresa al centro». Forse non è stato un caso perché nella parte iniziale dell’allocuzione il presidente dei Giovani industriali ha ripreso alcuni temi non troppo distanti dalle sensibilità «unioniste». Come i richiami a un’Italia promotrice della sicurezza del Mediterraneo, alla richiesta di piattaforme logistiche portuali e le sottolineature dell’importanza del settore turistico. Insomma, Confindustria sta cercando di non tagliare i ponti con le sue due anime e con entrambe le sponde politiche. La riproposizione del progetto tremontiano di un bond europeo per il finanziamento delle infrastrutture si è alternata con il riconoscimento che il taglio del cuneo fiscale è «una misura positiva e attesa» (al di là della sua diluizione).
Tra tante citazioni, l’unico a ricordare il liberale Luigi Einaudi («Vi sono milioni di individui che lavorano, producono, risparmiano nonostante tutto quello che possiamo inventare per scoraggiarli») è stato il presidente di Confindustria Campania, Cristiana Coppola. Né si deve dimenticare che uno degli applausi più entusiasti se li è guadagnati Mister Geox, il veneto Mario Moretti Polegato semplicemente affermando che «è l’imprenditore che comanda e la politica deve essere al nostro servizio».