«Basta con questo vittimismo»

La posizione del club era indifendibile ma le stranezze accadute al processo fanno pensare alla congiura

Il sipario è quindi inesorabilmente calato sulla tragedia in quattro atti consumatasi in questa calda e pazza estate, alla fine della quale il colpevole si sarebbe rivelato non nel solito maggiordomo, ma nel padrone di casa.
Le luci si sono spente e autori, attori e pubblico sono sprofondati nel buio più profondo, senza un applauso, ma con tanti fischi, improperi e grida.
Sto naturalmente parlando della tragedia sportiva che ha coinvolto il Genoa, conclusasi, come è noto, nel modo più nefasto per la Società rossoblù, dopo il succedersi di ben quattro fasi o gradi di giudizio, due dinnanzi al giudice sportivo e due dinnanzi al giudice ordinario (con una coda di «merito» ancora pendente).
Da tutto ciò, stando a quanto si è potuto leggere sugli organi di stampa, pur senza quindi una diretta conoscenza delle carte processuali, si è tuttavia tratto la netta impressione che la posizione del Genoa (e dei diretti inquisiti) fosse, nel merito, pressoché indifendibile, o, quanto meno, difficilmente difendibile, gravata com’era da una imponente mole di elementi di prova a carico o, come si dice, di gravi concordanti indizi. Di fronte ad essi il pur formidabile collegio di difesa, dopo la doverosa tesi di innocenza tout court degli inquisiti, ha inteso, a mio avviso, tentare il tutto per tutto cercando di scardinare l’impianto probatorio costituito, oltre che dalla famosa valigetta, soprattutto da decine di intercettazioni telefoniche ed ambientali, sostenendone la non utilizzabilità in quella sede, e cercando poi di sfruttare in limine l’ulteriore ipotetico motivo di nullità delle sentenze fornito dallo sconcertante comportamento tenuto dai giudici sportivi, colti a scambiarsi, come bambini delle elementari, bigliettini durante il compito di classe!!!
È stata una linea difensiva ottimale? Non sta certo a me dirlo e la controprova è sempre comunque impossibile, ma la valentia dei difensori dovrebbe farci propendere per il sì!
Forse, dico forse, si è giunti comunque a stabilire con sufficiente certezza che l’illecito sportivo contestato si era effettivamente consumato, ma l’iter seguito dalla giustizia sportiva per arrivare a tanto è stato così scriteriato e da dilettanti allo sbaraglio, da lasciare tutti o quasi, quanto meno nel dubbio e nello sconcerto, ingenerando, specie nella tifoseria, la pericolosa (anche se forse infondata) sensazione di aver subito un grave ed irreparabile torto.
Di fronte ad una realtà (o verità) processuale, sembrerebbe, non più modificabile, specie dopo il serio duplice intervento del magistrato ordinario, che fare per riportare la situazione societaria ed ambientale ad una accettabile normalità? Due cose, almeno. Pretendere, da chi ne sia in possesso, la Verità tutta intera; quindi e da qui, rivoltata la Società come un calzino, ripartire con un manipolo dirigenziale tutto nuovo ed intonso!
Solo così, ripartendo dalla verità, potrà ricrearsi un ambiente pacificato, seppur deluso, dando un esempio di dignitosa serietà, innanzitutto bandendo per sempre e finalmente quei complessi o manie di persecuzione, quei fantasmi di congiure anti Genoa (e anti Genova), dei quali da fin troppo tempo si è da più parti abusato. Basta con il vittimismo, ed al lavoro per chi ne abbia voglia e mezzi!!!