«Basta rincasare tardi». E uccide il figlio

AnzioUccide il figlio con una coltellata dopo un rimprovero. Sembrava un litigio come gli altri. Sempre per la stessa storia, l’ora del rientro a casa. Ma questa volta Vitan Kumar, 21 anni, di origini indiane, avrebbe «passato il segno» tornando all’una e 30 della notte nonostante il giorno dopo si dovesse alzare all’alba per andare a lavorare. Almeno secondo il padre, Vijay Kumar, commerciante di 50 anni, che lo ha aspettato in piedi, dietro la porta di casa, fino a quando il giovane ha infilato la chiave nella toppa.
Una volta all’interno dell’appartamento in viale di Valle Schioia, al Lido di Enea, alla periferia di Anzio, il battibecco furioso che è finito in tragedia. La vittima è un ventunenne nato in Italia da genitori emigrati. Secondogenito di tre figli, Vitan aiuta il padre nella sua piccola azienda, una rivendita ortofrutticola a pochi passi da casa. Un carattere indipendente il suo, che spesso gli procura forti attriti con il genitore. «Faccio ciò che voglio, non ho più diciotto anni» avrebbe urlato quando il papà lo ha affrontato l’altra notte per l’ennesimo ritardo, ovvero per aver infranto le regole imposte a tutta la famiglia. Vitan aveva trascorso la serata assieme al fratello maggiore e alcuni amici in un pub della zona. Ma non beveva alcol Vitan, tantomeno usava droghe di alcun tipo. Un bravo ragazzo, osservante della religione sikh, anche se nato e cresciuto in Italia. L’unica sua passione erano le serate passate con i suoi coetanei. Una famiglia perfettamente integrata con il resto della comunità, la sua, e benvoluta. Un padre a volte fin troppo «all’antica», però, per questo nuovo mondo il cui copione sembrerebbe scritto per un film Bollywood.
La cronaca la ricostruiscono i carabinieri di Anzio, accorsi sul posto dopo la segnalazione del 118. È passata l’una di sabato quando inizia la scaramuccia tra padre e figlio. In casa ci sono anche la madre e la sorellina di otto anni. La prima cerca di fare da paciere, inutilmente. Non è ancora chiaro ma a un certo momento spunta la lama di un coltello da cucina. Elemento importante per la valutazione del Pm sulla volontarietà o meno dell’omicidio. Fatto sta che Vijay affonda il coltello sul ragazzo in pieno petto. Le urla disperate della donna e del marito fanno accorrere i vicini. Vitan si accascia a terra in un lago di sangue mentre è lo stesso genitore a chiedere l’intervento di un’ambulanza. La corsa nella notte dei sanitari dalla postazione di Tor San Lorenzo è inutile. Quando medici e infermieri provano a rianimarlo, durante il trasporto agli Ospedali Riuniti di Anzio-Nettuno, per il giovane non c’è nulla da fare. «Arresto cardiocircolatorio in seguito a emorragia provocata da ferita d’arma da taglio», il referto del medico legale.
Accompagnato in caserma, il commerciante crolla in pochi istanti davanti al tenente dei carabinieri Claudio Palombo e agli uomini del nucleo operativo. «Non volevo farlo - spiega, l’uomo fra le lacrime - non volevo ucciderlo. Abbiamo cominciato a litigare e poi non so cosa sia successo. La mia vita adesso è distrutta». Quanto basta per l’arresto e il trasferimento nel carcere di Velletri in attesa della convalida del gip e dell’interrogatorio di garanzia.