Basta sfogliare il taccuino per sapere a che gioco gioca

Mazzarri si è lamentato: solo lanci per le tre punte, ma che calcio è questo?
È il calcio che deve fare una squadra che deve segnare quattro gol e non c’ha tempo per passare in centro a fare shopping, davanti è una potenza e sfrutta la sua onda d’urto. Ma poiché un tecnico si legge con il gioco che esprime la squadra, ecco lo scenario abbastanza apocalittico disegnato dai suoi amici fidati: un dilettante, tattica zero, tecnica assente. Voci allarmanti e non identificate garantirebbero che alcuni allenatori accorsi ad Appiano per apprenderne il verbo, abbiano scoperto un Josè non all’altezza, tanto da rimanerne delusi. E alcuni di loro avrebbero confessato la loro assoluta devozione allo Special One, quindi in garantita buona fede. E non è tutto, perché avrebbero anche raccolto le perplessità di alcuni giocatori. Poi ci sarebbero gli orfani di Roberto Mancini, quelli che prima l’Inter giocava meglio e divertiva di più. Molto bene: su una personalissima moleskine, due righe accanto ai tabellini di 54 gare fra amichevoli, coppa Italia, Campionato e Champions, fallito l’iniziale progetto del 4-3-3, Josè ha schierato moduli diversi, sempre difesa a quattro, in mezzo in linea o rombo, Cambiasso staccato e Stankovic avanzato e poi tre attaccanti, o due, o uno come con la Reggina a San Siro, non in una situazione di imbarazzante terrore, finita 3-0, commento a margine: gara senza storia, Ibra: non so se resto. In tre occasioni ha subito l’avversario, due volte col Manchester e con il Genoa, 0-0 con Adriano, Ibrahimovic e Quaresma, per finire con Balotelli, Ibrahimovic e Obinna. Note scintillanti per il gioco nelle trasferte con Roma e Lazio, all’Olimpico col Torino (nota: l’Inter sul 3-0 si ferma), a Reggio, Palermo e Catania. Meno confortanti a San Siro dove Josè ha faticato creando anche il panico con 4 o 5 punte. Nella stragrande maggioranza dei casi è scritto: senza storia, frustrante dimostrazione di potenza, il che non è certo sinonimo di lezione di stile, ma Josè ha insegnato a stare in campo, con la testa e con i piedi. Il gol realizzato a Torino domenica sera, è il più perfetto contropiede visto in Italia negli ultimi anni. E se anche il contropiede non è sinonimo di schema, o tattica, o fate voi, allora vuol dire che i suoi detrattori vogliono proprio stravincere.