«Basta sinistra, a Venezia appoggio Brunetta»

RomaMarina Salamon è un’imprenditrice. Ha un passato politico nel centrosinistra, ma alle prossime elezioni a Venezia non ha dubbi e sosterrà Renato Brunetta. Una scelta «di cuore» perché il ministro la appoggiò quando lei, consulente della prima giunta Cacciari, fece la sua personale battaglia contro i fannulloni. Ma anche una decisione razionale. A queste elezioni amministrative, si augura, devono vincere i migliori, a prescindere dallo schieramento.
Nemmeno Brunetta sa del suo sostegno.
«Volevo iscrivermi al comitato elettorale e offrirmi per il volantinaggio».
Anche se in passato si è impegnata con la sinistra?
«Faccio autocritica dopo anni. Sosterrei Giancarlo Mazzuca a Bologna e Brunetta a Venezia. Ma non è un improvviso cambio di casacca né voglia di tornare in politica. Vivo felice tra la famiglia e il lavoro. Spero vincano perché sono bravi e io non ne posso più di quelli si attribuiscono la patente di intellettuali, capaci solo di criticare. E poi Brunetta lo ricordo con grande affetto negli anni Novanta».
Lei era consulente della prima giunta di Cacciari.
«Poi invitata a uscirne. Con Massimo eravamo e siamo ancora molto amici. È un grande stratega, ma la gestione dell’amministrazione pubblica è un’altra cosa. E sulla scelta delle persone è stato un disastro».
Anche Brunetta è un professore, però l’ha convinta.
«Lo conosco da allora. Parlavamo spesso e per questo so che la sua battaglia per l’efficienza non è una mania recente. C’è l’ha nel cuore e la studia da tantissimo. Ora sono felice che si candidi a sindaco di Venezia, perché la città ha bisogno di una svolta».
La svolta non può venire dalla sinistra?
«Io stavo per scrivere una lettera aperta al Pd. Basta con i dinosauri. Sembra una scena da giurassico, con i velociraptor che sopravvivono e gli erbivori, che sono tanto buoni, ma che finiscono sbranati».
Vincono i velociraptor?
«Per un po’. Ma prima o poi si estinguono anche loro».
Dicevamo, Venezia...
«Ha bisogno di profonde trasformazioni e lo dico con tutto l’amore che ho per la città».
Quando ha deciso di sostenere Brunetta?
«L’idea mi è uscita dal cuore; per quello che rappresenta, per la sua libertà di pensiero. Dice cose che sono scomode persino per il Pdl. E questo lo trovo fantastico perché so che è sempre se stesso, è sincero e non cerca consenso a tutti i costi, né benefici personali».
Altri esponenti del centrodestra la convincono?
«Sia Brunetta sia Maurizio Sacconi sono persone capaci e integre. Non si può non riconoscere come il Psi veneto sia stato un partito intelligente, al di la dalle implicazioni morali e dalle critiche di altro tipo. Era gente superbrava che ora sta dando una grande prova nel trovare percorsi di governo equilibrati nel welfare e nell’amministrazione».
Lei è favorevole a Brunetta anche perché lui la sostenne quando lei fece la sua battaglia contro i fannulloni a Venezia. Giusto?
«Sì. Aspettavo che gli impiegati entrassero dalla porta. Spesso arrivavano in pieno orario di lavoro con le borse della spesa. Ha presente le sporte con il sedano che esce fuori? Io gli spiegavo che stavano rubando denaro pubblico. Altre volte andavo al bar vicino agli uffici comunali a dirgli di tornare negli uffici».
Ottenne risultati?
«Fui invitata alle dimissioni perché si disse che non avevo il senso della politica».
Fu allontanata per questo?
«L’episodio specifico fu quello delle fotocopiatrici. Scoprì che per il semplice noleggio senza riscatto né manutenzione delle 18 macchine destinate ai consigli di quartieri, si spendevano 400 milioni di lire. Mi feci fare dei preventivi dall’azienda e scoprì che con 120-150 milioni si potevano comprare, non noleggiare, macchine, con tre anni di garanzia e assistenza. Chiesi le dimissioni del dirigente».
La portarono in trionfo?
«I dirigenti occuparono l’ufficio del sindaco e io divenni un problema politico».
Risultato: oggi appoggia Brunetta. Ma non si iscrive al centrodestra.
«Io credo che queste amministrative siano l’occasione per dimostrare che bisogna andare oltre gli schieramenti e fare vincere i migliori. Se il centrodestra sceglie i suoi campioni, tanto meglio per il Paese. Bisogna costruire e puntare su figure nuove, al di là delle battute sulle veline».
Meglio velina o dinosauro?
«Guardi, io mi sono sentita una velina quando ho fatto attività politica. E ora non sto parlando della giunta Cacciari. A chi mi voleva candidare interessava la mia faccia e non quello che avevo in testa. Un’esperienza umiliante perché io ho lavorato tutta la vita. La stessa cosa è successa a diversi imprenditori in entrambi gli schieramenti».