«Basta con gli studenti teppisti»

Il professor Pessina: il costo per pulire un muro imbrattato è di 4700 euro

Augusto Pozzoli

Superlavoro per i bidelli dei licei milanesi per rimettere in ordine le aule dopo le battaglie delle uova tra gli studenti, l’ultima mattinata di lezioni. Resta tuttavia da valutare il significato di un fenomeno (certo più vicino al vandalismo che alla goliardia) che si sta allargando in tutte le scuole superiori della città. Sintomatico che in prima linea in queste esibizioni collettive si trovino i licei classici della città.
Tutti. «Ed è sempre peggio – osserva Innocente Pessina, dirigente scolastico del Berchet – perché fino allo scorso anno ci si limitava ai tradizionali gavettoni: si riempivano buste d’acqua e si gettavano addosso ai compagni. Ma tutto finiva lì. Adesso è un disastro, dentro e fuori la scuola, coinvolti gli studenti che finiscono l’anno scolastico, ma anche ex studenti, che si organizzano per lanciarsi contro non solo acqua, ma ora anche uova e farina a chili per volta». Un episodio che ha suscitato molte reazioni anche nel quartiere, per le macchine in sosta rimaste imbrattate, per la via Commenda ridotta ad un immondezzaio. «Il mattino di quella giornata balorda – continua il professor Pessina – il prestinaio di zona ci ha telefonato per avvertirci che aveva venduto a dei ragazzi vagonate di uova e di farina: ho chiamato la polizia per venire a sorvegliare la situazione, non so nemmeno se sia arrivata in via Commenda. Lamentele giuste del quartiere, ma è necessario che ciascuno si assuma le sue responsabilità. Perché, ad esempio, vendere tante uova e tanta farina quando si sa a che cosa sarebbero servite? E non è solo questione dell’ultimo giorno di scuola».
Il dirigente scolastico ricorda a questo proposito un recente intervento in seguito all’imbrattamento di un pezzo di facciata della scuola. «Ho chiesto all’Amsa un preventivo per ripulire la parete – dice –. Una richiesta di 4700 euro. Ho esposto il preventivo in bacheca per segnalare le conseguenze dell’assurdo comportamento di qualche irresponsabile. Il giorno dopo era stato strappato. Gli operai dell’Amsa hanno poi effettivamente ripulito la parete della scuola, ma poche ore dopo era già come prima. Possibile che non si capisca che questi danni chiedono l’impiego di risorse economiche che potrebbero essere utilizzate in ben altra direzione? Il guaio è che abbiamo troppi studenti che non considerano la loro scuola come un ambiente a loro disposizione, che va tutelato come cosa propria. Un concetto su cui tutti dobbiamo lavorare seriamente, insegnanti da una parte e genitori dall’altra».
Anche il Parini e la via Goito hanno vissuto una situazione analoga. Ma anche qui il dirigente scolastico Carlo Pedretti si sente del tutto impotente a fronteggiare il fenomeno. «Un atto di isterismo collettivo – dice -. che si ripete ormai da anni e che quest’anno si è arricchito con il lancio delle uova. Dico sempre che questi sono comportamenti da cretini, ma a cui bisogna comunque cercare di dare una spiegazione. Non c’è dubbio che vada ristabilito un clima di convivenza di diversa natura fino all’ultimo giorno di scuola. Ma che può fare la scuola da sola di fronte all’esplosione di questi fenomeni senza avere ormai più alcun strumento repressivo? Una scuola che, dopo le innovazioni sulle commissioni, l'esame della patente è diventato più difficile della maturità».
Severa la valutazione della situazione della professoressa Maria Grazia Meneghetti, dirigente scolastica del Beccaria, altro liceo classico coinvolto nella mattinata balorda dell'ultimo giorno di scuola: «Siamo di fronte a una generazione di studenti sempre più disorientata e povera di valori - dice -. Una situazione che chiama in causa direttamente insegnanti e genitori, ciascuno per le proprie competenze e ruoli. Sbagliato minimizzare questi fenomeni. E non solo per certe forme di vandalismo: oggi fuori dalla scuola si tagliano le gomme delle auto dei docenti, un segno di un conflitto che non può essere ignorato se si vuole evitare che i rapporti si deteriorino ulteriormente».

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