Basta tasse ai milanesi Il Pdl: «Avanti col Pgt e subito privatizzazioni»

Nessun aumento delle tasse. Dopo la denuncia della giunta Pisapia di una manovra bis che toglierebbe a Milano altri 100 milioni di euro, il centrodestra con il capogruppo del Pdl Carlo Masseroli offre collaborazione e un tavolo istituzionale tra maggioranza e opposizione per studiare interventi che non pesino sui conti dei milanesi e promuovano lo sviluppo e la crescita. Una proposta che passa per uno dei punti fondamentali del decreto del governo e che chiede ai Comuni di privatizzare e liberalizzare società e servizi. Un patrimonio che in tutta Italia vale almeno 102 miliardi di euro e che in una città ricca come Milano costituisce un bel patrimonio. Ma che oltre a pesare sulle casse, offre servizi non sempre all’altezza degli standard richiesti e costi di funzionamento spesso sproporzionati rispetto al privato. È per questo che il governo con il ministro dell’Economia Giulio Tremonti ha chiesto agli enti locali «un meccanismo efficace di privatizzazione dei servizi locali e una normativa efficace sulle municipalizzate». Con l’unica eccezione dell’acqua che, dopo il referendum di giugno, dovrà comunque rimanere in mani pubbliche. Una strada già imboccata dalle giunte di centrodestra. Con Gabriele Albertini che già nel 1999 cedette una quota di Aem per investimenti in opere pubbliche. Poi, insieme all’Amsa, il patto con Brescia e la nascita del colosso A2A. «Operazioni - ricorda l’allora vicesindaco Riccardo De Corato - che ci hanno consentito di non aumentare le tasse. Mentre Pisapia a settembre ha già pronta una nuova sorpresina». Con la delibera per l’aumento della Tarsu che, secondo De Corato oggi vicepresidente del consiglio comunale, sarebbe già pronta. «Dopo l’Irpef e la Tarsu sarà la terza stangata, una sistematica spoliazione dei cittadini». L’ulteriore buco di 100 milioni denunciato dal vicesindaco Maria Grazia Guida e dall’assessore al Bilancio Bruno Tabacci? «Ricordo a Pisapia, e gli posso fornire la trascrizione stenografica, che fu proprio Tabacci il 24 luglio in aula a dire che c’erano pronti tra i 100 e i 150 milioni di euro di tagli. Senza toccare i servizi. Questa dei 100 milioni che mancherebbero ora, mi sembrano solo un’altra polemica sterile contro il governo. A meno che il duo di gabbellieri Pisapia-Tabacci non si prepari a una nuova raffica di tasse. Dopo la Tarsu, quella di soggiorno, l’occupazione del suolo, Tosap, Cosap». Con l’assessore allo sviluppo economico Cristina Tajani che già chiede un «revisione delle rendite catastali». Che, tradotto, significa più tasse sulla casa.
Per il capogruppo ed europarlamentare della Lega Matteo Salvini, «le risorse ci sono, solo che sono bloccate». Esempi? «Via alle liberalizzazioni, Pgt, privatizzazioni». Un trinomio che potrebbe consentire di affrontare questo momento di crisi mondiale, perché su questo almeno tutti sono d’accordo, senza impoverire il ceto medio. Deprimendo i consumi e innescando così un pericoloso meccanismo di recessione. Dallo sblocco del Pgt, infatti, potrebbero arrivare nelle casse i tributi per gli oneri di urbanizzazione a carico di chi vorrà costruire. E che, con il nuovo piano urbanistico, potrà farlo con nuove regole e opportunità. Mentre altri 180 milioni di euro arriverebbero dal collocamento in Borsa della Sea, la società degli aeroporti. Con il Comune che manterrà il controllo passando dall’attuale 84 per cento al 51. E altri 34 milioni dalla cessione delle quote della società autostradale Serravalle. Prima di passare alle privatizzazioni, un’isola del tesoro che, esclusa A2A, per il Comune vale un giro d’affari di 5 miliardi di euro e 13mila dipendenti.