Basta timidezze, proporzionale contro la frammentazione

Sbaglia chi pensa che la decisione di Rutelli e Marini di presentare alle prossime elezioni politiche la lista della Margherita da sola nel proporzionale abbia come obiettivo la leadership di Romano Prodi. C'è qualcosa di più e di diverso nell'iniziativa di Rutelli e di Marini, un qualcosa che sa, finalmente, di politica dopo il languore di questi anni. Tentiamo di ricapitolare le posizioni di Prodi, dei Ds e della coppia Rutelli-Marini. Nessuno di loro vuole un partito unico della Fed o, per meglio dire, c'è qualcuno che lo vagheggia per il futuro (Fassino e D'Alema), qualcuno che lavora con calma e prudenza per quel futuro (Prodi) e qualcuno che quel futuro non lo vuole neanche vedere all'orizzonte (Rutelli-Marini).
D'altro canto, la lista unitaria perseguita da Fassino e Prodi, se non avesse sullo sfondo un unico nuovo partito non si sa che senso avrebbe. Ed è proprio questo sillogismo lista unitaria-partito unico che ha mosso la coppia Rutelli-Marini a far saltare il banco della lista unitaria sul proporzionale alle prossime politiche. Una differenza, dunque, di strategia politica profonda che non può essere neanche «incerottata» con l'arte sapiente dei democristiani di una volta che molti tentano di imitare in questi ultimi tempi. La differenza politica c'è ed è di grande spessore. Una volta individuate le posizioni di ciascuno, a ciascuno si deve chiedere però una coerenza dei propri comportamenti successivi senza la quale saremmo solo di fronte ad un impazzimento del sistema alimentato da lotte di potere da basso impero.
E partiamo dalla maggioranza della Margherita guidata da Rutelli e da Marini che ha preso nelle proprie mani il bandolo della matassa per farne un gomitolo diverso da quello che pensavano Prodi e i Democratici di Sinistra. È fin troppo chiaro che ciò che molti opinionisti definiscono «la tentazione neocentrista della Margherita» è la sponda verso la quale si muovono Rutelli e Marini. I lettori sanno che per noi quella non sarebbe una tentazione «pericolosa», quanto, piuttosto, una scelta saggia, tardiva ma pur sempre saggia. Al di là delle preferenze di ciascuno, però, l'iniziativa di Rutelli e Marini dovrebbe continuare a procedere in tre direzioni logicamente e politicamente collegate alle ultime decisioni da loro assunte.
La prima. Se la federazione era il presupposto per la lista unitaria (e lo è stato per le europee nel 2004 e in nove regioni su quattordici nel 2005) una volta che questa è saltata, Rutelli e Marini dovrebbero uscire anche dalla federazione perché il mantenerla non avrebbe più senso politico. Seconda. Usciti dalla federazione, Rutelli e Marini, sempre per rispetto della coerenza politica, dovrebbero fare un unico partito con la piccola Udeur di Mastella perché davvero non si capirebbero i motivi per cui due soggetti politici con uguali radici democristiane, con uguali posizioni politiche e con la necessità, legata alla soglia del 4 per cento, di fare nel proporzionale una sola lista, dovrebbero poi restare ancora due partiti diversi e distinti. Terza. Se l'identità di ciascuno si difende con una propria lista nel proporzionale come sostengono Rutelli, Marini e la maggioranza del loro partito, che senso ha mantenere in piedi il sistema elettorale maggioritario che è tipico dei sistemi politici bipartitici come quelli anglosassoni mentre in una società come quella italiana con più opzioni politiche,diventa una camicia di Nesso che produce solo frammentazione e personalismi?
Se nessuna di queste tre direzioni di marcia fosse intrapresa, se, cioè, tutto dovesse restare come prima, e Rutelli e Marini dovessero restare nella Fed pur non facendo la lista unitaria, non si fonderebbero con il partito di Mastella e continuerebbero a sostenere il maggioritario, la loro iniziativa, dietro la quale qualcuno ha voluto finanche vedere la mano sapiente della Chiesa, scadrebbe di tono e altro non sarebbe che un tentativo modesto per togliere Prodi e mettere al suo posto un Veltroni per modificare gli equilibri di potere sempre all'interno dello stesso cortile. In tal caso la scissione dei prodiani dalla Margherita sarebbe una conclusione inevitabile e l'impazzimento del sistema subirebbe una forte accelerazione.
Nei prossimi giorni vedremo se i nostri ragionamenti sono nel giusto ma sin da ora consiglieremmo a tutti, e non solo alla Margherita, di abbandonare ogni timidezza e riproporre un sistema elettorale proporzionale con la soglia di sbarramento al 5 per cento perché solo così verrebbero accelerati quei processi di ricomposizione partitica di cui l'Italia ha estremo bisogno (i partiti che oggi sono diciotto diventerebbero solo sei) togliendo di mezzo quella vergogna democratica per cui almeno due terzi dei parlamentari della Repubblica con questo sistema sono designati e non eletti, sol perché messi dai segretari dei partiti in collegi uninominali sicuri. Il coraggio, insieme alle idee, è il sale della politica e senza di esso tutto si deteriora e tutto si sbriciola. Ne tengano conto Rutelli e Marini ma anche Prodi e Fassino.