Bastano due piogge ad affondare la città dei mega progetti Expo

«Siamo alle solite Calimero», diceva la mamma del celebre pulcino televisivo quando tornava a casa tutto infangato e bisognava metterlo a mollo. Anche ieri, al secondo acquazzone di agosto, Milano si è ritrovata con i sacchi di sabbia e i secchi in mano per svuotare cantine e seminterrati allagati. E per fortuna che almeno stavolta il temutissimo torrente Seveso, monitorato per tutta la mattinata e in condizioni di «preallarme», non è esondato pur avendo sfiorato i livelli di guardia. Altrimenti avremmo assistito come cinque giorni fa ad automobili galleggianti e alla paralisi dei mezzi pubblici. La volta scorsa, si dirà, aveva piovuto ininterrottamente per quasi tutto il giorno mentre ieri mattina il temporale è durato un’oretta, dalle nove alle dieci del mattino e gli stessi tecnici si sono premurati di asserire che «non si è trattato di nubifragio». Ma la vicenda non è meno preoccupante giacché 25 millimetri di pioggia ormai bastano per mandare sott’acqua la quotidianità di una città che si avvia a grandi falcate verso l’Expo, tra progetti di archistar, grattacieli curvi o semicurvi, boschi verticali e presunti raggi verdi da un capo all’altro della città. Scenari avveniristici su cui però, esattamente come quarant’anni fa, è ancora il tombino ad avere l’ultima parola, quel tombino che ad ogni forte acquazzone vomita anziché digerire i pluviali, e annega compresso tra acque esterne e sotterranee. Un problema su cui la città sembra fatalisticamente rassegnata e di cui sembra incredibile non si riesca a trovare rimedio anche quando i torrenti, come è accaduto ieri, non straripano (ma potrebbero anche smettere di straripare se si adeguassero gli argini). Il fatto è che la città dell’Expo manifesta una seria patologia al sistema fognario che rischia di aggravarsi visto il progressivo tropicalismo del nostro clima. Già ieri i metereologi mettevano in guardia su nuove forti precipitazioni da qui a Ferragosto. E i canotti sarebbe meglio portarseli al mare.