BASTAVA LEGGERE IL GIORNALE

Senza nemmeno andare a prendersi tutta la raccolta dei numeri arretrati (cosa che consigliamo vivamente agli esponenti del centrodestra non abituati a leggere il Giornale), bastava aprire ieri queste pagine. Raccontavamo di come il passaggio dal governo Berlusconi - con un ministro pesantissimo come Claudio Scajola, che poteva battere i pugni sul tavolo - al governo Prodi sia costato 10 miliardi di euro secchi alla Liguria. Ed è sotto gli occhi di tutti anche la differenza di peso della giunta di Claudio Burlando nei confronti del governo Prodi, rispetto a quello che aveva Sandro Biasotti nei confronti di Berlusconi. A costo di aspettarlo nella penombra sotto Palazzo Chigi o di organizzargli agguati sotto casa in Sardegna. Il fine, si sa, giustifica i mezzi. E il fine era lo sviluppo della Liguria.
Oggi, più niente. Oggi, addirittura - se verranno confermate le letture più pessimistiche delle norme sulle liberalizzazioni - non solo non fanno più arrivare soldi per lo sviluppo della Liguria. Molto più semplice: la uccidono direttamente. «I killer della Liguria» titolammo qualche mese fa e qualcuno fra i nasini all’insù della sinistra genovese spiegò che era la solita esagerazione del Giornale. Ora, a dire quelle cose, sono i sindacati e, in qualche modo, fra le righe, addirittura i rappresentanti ufficiali del centrosinistra, in fortissimo imbarazzo. Soprattutto perchè i killer sono gli stessi che portarono via le Partecipazioni Statali e decine di migliaia di posti di lavoro.
Chi se la passa peggio sono due su tre dei candidati alle primarie dell’Unione. Se Edoardo Sanguineti è vissuto tranquillamente senza il Terzo Valico, Marta Vincenzi ne fa una delle sue bandiere e lo cita tre volte al giorno, prima e dopo i pasti, come parte integrante della sua «città porto». Stefano Zara, invece, ci crede talmente che per lui la ricetta dello sviluppo di Genova è «Terzo Valico, Terzo Valico, Terzo Valico». E, a furia di dirlo, l’ha moltiplicato, trasformandolo in un Sesto Valico al dibattito di Palazzo Ducale organizzato da La Repubblica-Il lavoro. Il problema è che, anche se loro ci credessero sul serio, non ci crede Prodi. Siamo di fronte a una coalizione che fa il gioco delle tre tavolette.
All’osso, magari con un francesismo: loro musse; noi, Musso.