Bastava poco per smascherare Madoff

Applicando il &quot;back test&quot; sulle strategie d’investimento i conti non tornavano. Qualcuno lo ha fatto e si è salvato. Dov’erano le autorità di vigilanza? <br />

Ha fatto sparire 50 miliardi di dollari, ingannando grandi banche, investitori esperti, enti caritatevoli che gli avevano affidato i propri fondi e, naturalmente, la Sec, la commissione di vigilanza della Borsa di New York. Si è fidata del nome: Bernard Madoff oltre a essere un grande finanziere era stato anche presidente del Nasdaq; era un rispettabilissimo membro dell’establishment. Oggi tutti dicono: impossibile smascherare la sua truffa. Davvero?

Un vecchio trucco. Sappiamo oggi che il 70enne Madoff ha replicato con sorprendete facilità, uno schema ideato dall’italiano Charles Ponzi nel 1920 e basato sul sistema delle piramidi finanziarie: gli incredibili guadagni messi a segno dal suo fondo erano falsi e Madoff usava i fondi che riceveva per pagare gli interessi. E siccome il rendimento era altissimo nessuno chiedeva di riscattare le quote. Quando, poche settimane fa, è arrivato un ordine di rimborso, il giochetto è saltato e il finanziere ha dovuto ammettere di avere la cassaforte vuota. La domanda sorge spontanea: in tutti questi anni che cosa facevano le autorità di controllo degli Stati Uniti d’America?

Bastava un test. Ma la novità più sorprendente è un’altra. In realtà per smascherare Madoff bastava applicare il «back test» alle sue strategie d’investimento, che erano segretissime; ma che nei rapporti annuali venivano descritte. Una banca lo ha fatto: è la Société Générale, che dopo i maneggi sul mercato dei derivati del suo dipendente Jérome Kerviel, costati 7 miliardi di dollari, si è fatta particolarmente guardinga. Al momento di decidere se aderire al fondo delle meraviglie, ha provato a ricreare a ritroso i suoi strabilianti investimenti, giungendo alla conclusione che erano inverosimili. I conti non tornavano. E ha resistito alla tentazione di sottoscrivere le quote.

Piccoli lungimiranti. Non è stata l’unica, a dir la verità. O meglio: è stata l’unica tra le grandi banche. Altre istituzioni finanziarie avevano bocciato Madoff; ad esempio l’Hedge Fund Center della London Business School, come rivela il suo project manager Drago Indjic: «Il finanziere americano non aveva superato i test di affidabilità richiesti per molti Hedge Fund». Ma evidentemente la notizia non è circolata, considerata che la reputazione di Madoff non ne ha risentito. Fino a una settimana fa era rispettato; di più: ammirato. Altri avevano capito, come piccole società di consulenza americane, quali la Acorn Partners e Aksia. Tutto inutile: troppo grande quel nome, troppo seducenti i suoi rendimenti per non essere veri.