Battaglia al Cairo la polizia carica i profughi: muoiono venti sudanesi

Assalto all’accampamento dei rifugiati in una piazza del centro della capitale dopo tre mesi di inutili trattative

Fausto Biloslavo

Almeno venti morti, tra cui una bambina, e una cinquantina di feriti: è il grave bilancio dell’intervento della polizia egiziana per sgomberare i profughi sudanesi che da tre mesi avevano messo le tende in una piazza centrale del Cairo. Secondo uno dei leader dei rifugiati le vittime sarebbero addirittura 26, di cui 7 bambini, ma al momento non ci sono conferme. Il solo fatto certo è che le unità antisommossa hanno usato la mano pesante, ma bisogna tener conto che egiziani e sudanesi non si sono mai amati: in passato i due Paesi hanno addirittura sfiorato la guerra.
Il tragico epilogo di una crisi annunciata da tempo ha avuto inizio venerdì sera, verso le 21, quando ingenti rinforzi di polizia hanno cominciato a circondare il giardino pubblico di fronte alla moschea Mustafa Mahmoud, nel quartiere residenziale di Mohandessin. Il giardino, poco più grande di un campo da tennis, era stato trasformato dal 29 settembre in un’improvvisata tendopoli da un folto gruppo di profughi sudanesi. In tutto erano coinvolte oltre tremila persone e almeno un migliaio vivevano a stento fra cartoni e tende fatiscenti. L’area era stata occupata perché adiacente al moderno palazzo dove ha sede l’Alto commissariato dei rifugiati delle Nazioni Unite. I sudanesi, che in Egitto conducevano una vita di stenti, chiedevano di venir trasferiti in un altro Paese, preferibilmente in Europa o in Nord America.
Venerdì sera il ministero degli Interni ha deciso di intervenire schierando quattromila agenti. All’inizio la polizia ha cercato di trattare con i rappresentanti dei profughi per ottenere uno sgombero senza incidenti. Alcuni sudanesi hanno accettato di salire sugli autobus che le forze dell’ordine avevano fatto arrivare, ma il grosso non voleva saperne di andarsene. Allora la polizia ha cominciato a usare gli idranti nel tentativo di sgomberare l’improvvisato campo profughi. Dopo mezzanotte duemila agenti hanno caricato e secondo il ministero degli Interni i sudanesi avrebbero opposto resistenza con bastoni e lancio di bottiglie. Testimoni oculari hanno raccontato che i poliziotti non sono andati per il sottile picchiando selvaggiamente con i manganelli anche donne, vecchi e bambini. Un comunicato del ministero degli Interni spiega che i morti sarebbero stati provocati dalla calca, quando la polizia ha caricato.
I rifugiati sono stati trasferiti in quattro centri speciali delle forze di sicurezza. Sembra che almeno un profugo sia deceduto dopo il trasferimento in seguito alle ferite riportate e si teme che i sopravvissuti non verranno trattati con i guanti. Le autorità egiziane hanno cercato di scaricare sull’Onu la responsabilità della richiesta di intervento. Laura Boldrini, responsabile dell’agenzia Onu per i rifugiati (Unhcr) in Italia, ha spiegato che era stato sollecitato l’intervento delle autorità «soprattutto dopo che ai primi di dicembre due persone, una bambina e un vecchio, erano morti all’interno del campo. Ma abbiamo sempre chiesto di arrivare a una soluzione condivisa e pacifica con i sudanesi».
Il problema di fondo è che i profughi volevano a tutti i costi lasciare l’Egitto, dove vengono trattati miseramente, e si appellavano alla pratica Onu del “reinsediamento”, che prevede il trasferimento in un Paese terzo in casi di rifugiati particolarmente vulnerabili come i sopravvissuti a torture, i bambini non accompagnati o le donne rimaste sole. L’ostacolo principale era dettato dal fatto che i profughi venivano dal Sudan meridionale, dove la guerra è teoricamente finita grazie a una fragile pace siglata in gennaio. Quindi i rifugiati avrebbero dovuto tornare in Sudan, ma non ne avevano alcuna intenzione e chiedevano di essere trasferiti negli Stati Uniti, in Canada, oppure in Europa.
A metà dicembre era stato proposto un accordo per lo sgombero: i casi più a rischio avrebbero ottenuto il “reinsediamento” e agli altri sarebbero stati consegnati 700 dollari ciascuno per cercare di inserirsi in Egitto. I rifugiati, però, hanno rifiutato cercando di occupare la stessa sede dell’Unhcr de Il Cairo. Così si è arrivati al sanguinoso intervento della polizia di venerdì notte condannato duramente dall’Onu e dall’Unione Europea.