Una battaglia cominciata sei anni fa

Sei anni di ricorsi e contro-ricorsi. Tanto è durata la battaglia legale scatenata dalla decisione di Palazzo Marino di privatizzare 84 farmacie comunali.
Era il lontano 1999, quando la giunta Albertini indisse il bando di gara che avrebbe dovuto fruttare 223 miliardi di vecchie lire. Un patrimonio prezioso, su cui mise gli occhi la tedesca Gehe (oggi Celesio Ag), multinazionale della distribuzione farmaceutica rappresentata in Italia dalla società Admenta. Nel 2000 l'Amministrazione dà il suo ok al colosso d'Oltralpe, spiazzando i singoli farmacisti aspiranti compratori. Immediata la levata di scudi della Federfarma, che ricorre al Tar della Lombardia. Siamo nel 2003 e il tribunale regionale, con l’aiuto della Corte costituzionale, riesce ad annullare il bando del Comune ravvisando un’incompatibilità tra la distribuzione di medicinali e la gestione delle farmacie. Ma Palazzo Marino non si arrende e si appella al Consiglio di Stato. La giunta Albertini si aspetta un nulla osta. Arriva invece una bocciatura, datata gennaio 2005.
Quattro mesi, dopo la questione rimbalza al di là delle Alpi: è la Commissione europea stavolta a riaprire la partita. Per Bruxelles l'Italia avrebbe violato gli articoli del Trattato Ue sulla libera concorrenza. Ma al tavolo del Consiglio di Stato la linea comunitaria non passa: quando si tratta di sanità, sentenzia ancora Palazzo Spada, ogni paese è sovrano. E mentre la giunta Albertini sta per bussare alle porte della Corte di Giustizia lussemburghese, ecco un nuovo sorpasso in corsa da parte del Consiglio di Stato. Un’altra sentenza, l’ultima. E per Palazzo Marino sono ancora brutte notizie.