La battaglia per conquistare il voto cattolico

Gli interlocutori del Vaticano nei due schieramenti e l’atteggiamento della Santa Sede: il controllo sui valori prevale sulla preferenza elettorale da accordare a una delle coalizioni in lizza

Mario Sechi

L’Unità politica dei cattolici è finita, ma l’impegno dei cattolici in politica continua. È un dato lapalissiano, ma l’Italia è la sede del Papato, la culla di Santa Madre Chiesa e Benedetto XVI, dopo quanto accaduto in Spagna con Zapatero, considera il nostro Paese come un baluardo da difendere contro il relativismo. È per questo che gli orientamenti della Chiesa e dell’elettorato cattolico sono monitorati con grande attenzione da entrambi gli schieramenti. Le grandi manovre oltre Tevere sono in corso da tempo e se è vero che la Chiesa non è sugli spalti a fare il tifo per alcun partito, è altrettanto certo che dal soglio di Pietro la battaglia sui valori non farà nessun passo indietro, semmai avanti.
La conferma del cardinale Camillo Ruini al vertice della Cei ha deluso le armate del centrosinistra che speravano nel regime change al posto di comando della Conferenza episcopale. Ruini ha appena pubblicato per Mondadori il suo libro Verità e libertà, un saggio sul ruolo della Chiesa nella società aperta. La linea della continuità scelta da Papa Ratzinger è un problema in più per l’Unione sbilanciata a sinistra e in cerca di un equilibrio instabile tra le ragioni della fede e quelle del laicismo. È stato Valentino Parlato sul Manifesto qualche giorno fa ad accendere il semaforo rosso con un corsivo in prima pagina dal titolo emblematico: «Il general Ruini». Parlato è un fine giornalista, è uno dei sismografi degli umori di una sinistra per niente minoritaria e culturalmente agguerrita. Quando scrive che «Ruini ruina tutto» e bacchetta i partiti del centrosinistra per gli «infiniti compiacimenti e le congratulazioni anche di persone a noi vicine» dicendo che si tratta di «miope opportunismo» è chiaro che il bersaglio grosso non è la Chiesa ma la Margherita di Francesco Rutelli che con il Vaticano ha un feeling particolare. Assistito dall’abile Beppe Fioroni, Rutelli ha tessuto in questi mesi una trama che oggi gli consente il monopolio a sinistra delle relazioni con il Vaticano. Ha incassato la candidatura pesante del presidente delle Acli Luigi Bobba e quella dell’islamista Khaled Fouad Allam, sulla scia dell’ondata referendaria ha strappato il sì per il Senato di Paola Binetti, presidente del Comitato «Scienza e Vita», l’associazione che nel referendum sulla procreazione assistita è stata determinante per l’astensione. La Binetti, che ha ottimi rapporti con il Cardinal Ruini, accettando la candidatura ha detto di «condividere profondamente i valori che si esprimono nella Margherita come portatrice di questa cultura che conserva la memoria storica di un cattolicesimo popolare». Su quest’ultimo punto - il cattolicesimo popolare - la Margherita gioca sul breve periodo una partita tattica (le candidature) e sul lungo medio-lungo periodo dispiega una strategia (il programma) che vede il suo approdo in quello che Savino Pezzotta ha chiamato il «nuovo popolarismo». La bibbia (politica) di questo movimento è il libro di Pietro Scoppola appena pubblicato da Laterza, un testo che ripercorre il passaggio dei cattolici dalla Democrazia cristiana alla Democrazia dei cristiani (non a caso il titolo del libro).
Da destra, la risposta culturale a Scoppola arriverà in libreria il 14 marzo prossimo con un saggio di Gaetano Quagliariello pubblicato da Mondadori e intitolato Cattolici, pacifisti e teocon. Una ricostruzione storica sul cambiamento in Italia del rapporto tra religione e politica dopo la caduta del Muro e l’11 settembre 2001. Due svolte. Quagliariello è il consigliere politico di Marcello Pera e in queste ore con un gruppo di intellettuali e politici sta limando la scrittura di un «manifesto dei valori» che lancerà la campagna elettorale del Presidente del Senato. Pera ha guidato la battaglia per l’astensione nel referendum sulla procreazione, ha un filo diretto con Papa Ratzinger e il gruppo dei neocon dell’amministrazione Bush. Il suo sguardo sul rapporto tra religione e politica è diverso da quello di Rutelli e dell’Udc di Pier Ferdinando Casini. Pera guarda all’esperienza americana, al «risveglio religioso» che ha dominato la scena politica a Washington, al rischio che la tentazione dell’appeasement con i fondamentalisti e del disimpegno dell’Occidente dal Medio Oriente possa infiammare lo scontro di civiltà. Mentre leggeva le notizie degli incidenti di Bengasi Pera ha commentato: «Quello di Calderoli è stato un atto irresponsabile, assolutamente inadeguato per un ministro. Ci sono modi corretti per far valere le proprie ragioni, spiegare l’identità dell’Occidente e far capire che una vignetta non vale un martire, ma quell’atteggiamento è sbagliato».
Oggi il Presidente del Senato sarà a Firenze per presentare insieme a Monsignor Rino Fisichella il libro di Ratzinger su Benedetto e le sue parole daranno un primo segnale su quella che sarà la cifra della campagna dei valori e della difesa dell’Occidente. Forza Italia sa di non poter lasciare il campo del voto cattolico incolto e il monopolio (a destra) della diplomazia vaticana all’Udc di Casini. Il partito del Presidente della Camera può vantare uno zoccolo duro di elettori credenti, ma la sua liturgia resta post-democristiana, con molti pregi ma anche limiti nella cattura del consenso. Per contrastare l’operazione politica di Rutelli e non lasciare il fianco scoperto alle incursioni dei centristi dell’opposizione, Pera ha cominciato a ragionare con Berlusconi sulla possibilità di far eleggere in Parlamento una serie di personalità che portino in aula alla Camera e al Senato la «sfida della modernità e dei valori». Il dialogo con il movimento di Comunione e Liberazione è solido e avviato da tempo, così come il rapporto con Roberto Formigoni che ne è il naturale punto di riferimento. Non c’è ancora un percorso definito, le candidature non sono state discusse, tra i papabili ci sono i nomi di Magdi Allam e Fiamma Nirenstein, ma è ancora presto per dire se questo progetto avrà spazio e respiro dentro la Cdl e soprattutto in Forza Italia. Sarà Berlusconi a decidere. Il premier con le recenti dichiarazioni sui Pacs e la famiglia («penso che non valga la pena e che sia meglio non fare una legge sui Pacs perché si potrebbe indebolire il concetto di famiglia») ha mostrato grande attenzione e ha apprezzato la bozza del manifesto dei valori che Pera gli ha presentato nei giorni scorsi. Il presidente del Consiglio tra qualche giorno partirà per l’America e avrà modo, ancora una volta, di saggiare quanto questi temi siano stati decisivi nella rielezione di Bush alla Casa Bianca. Dopo i fatti di Bengasi, potrebbero essere decisivi anche in Italia.