La battaglia dei cinquantamila: «Uniti per salvare Malpensa»

Il popolo della Lega in marcia con i sindaci di Forza Italia «Difendiamo l’hub dalla svendita. In gioco lo sviluppo del Nord»

«Sarkozy zò i man da Malpensa, l’è minga Carla Bruni». Impossibile dare torto all’avvertenza made in Lega. Che segue una «fortunata» certezza - «Romano Prodi è andato fuori dalle balle» - e anticipa una «sicura» garanzia, «andremo al governo e salveremo Malpensa». E se ci fosse ancora qualche dubbio, be’ è meglio che monsieur le President modifichi la sua lista nozze: «Malpensa non è sarà il nostro regalo per madame Bruni e Sarkozy».
Refrain dei cinquantamila (stima degli organizzatori) che vogliono «far volare Malpensa» nonostante «lo schiaffo coloniale Romano», quello di chi «è specializzato nelle (s)vendite di Stato». Slogan della grande manifestazione firmata dalla Lega per salvare lo scalo «indispensabile per la nostra economia». Leit motiv sparati con centomila watt per tre orette e ripresi dal popolo del Nord sbarcato al parcheggio uno del terminal tre di Malpensa.
Leghisti sì, ma anche uomini e donne di Forza Italia. Sul palco a fianco di Umberto Bossi, Roberto Maroni, Davide Boni e Roberto Calderoli c’è pure il governatore Roberto Formigoni e, attenzione, anche venti-sindaci-venti di Forza Italia. «In favore della libertà del nord, della difesa dei lavoratori, dei legittimi interessi di un territorio che non vuole essere messo in ginocchio da un governo miope» chiosa Mario Mantovani, europarlamentare, sindaco di Arconate e numero uno degli azzurri «difensori del voto».
Anche loro, i sindaci targati Forza Italia, intervengono dal palco - circondato da due megaschermi - e scaldano la platea. Già, il termometro alle dodici segna appena tre gradi e un grappino non basta a chi «manda un messaggio a Roma e a Parigi: giù le mani da Malpensa». Che, tanto per capirci, è uno dei capitoli del programma elettorale che il Carroccio sta scrivendo con Silvio Berlusconi. E che con quarantamila firme viene sottoscritto nei poco meno di cento gazebo azzurri presenti a Milano, Varese e Como.
Messaggio chiaro e inequivocabile di chi non ci sta a sacrificare Malpensa sull’altare di Alitalia. Avviso condiviso dal popolo leghista, quello arrivato al parcheggio tre del terminal uno dal Veneto, Piemonte, Liguria e Lombardia: «Chi non si schiera dalla parte di Malpensa è dichiarato nemico del Nord e noi non faremo prigionieri». Virgolettato che non ammette repliche, «Malpensa è il simbolo della questione settentrionale» dice e ridice il Senatùr, mentre invita il popolo del Nord a ritmare «Padania libera, Malpensa vola». Leit motiv fatto proprio anche da Formigoni, Mantovani e dai sindaci azzurri: tutti «fronte del Nord» contro «Roma ladrona che vuole andarsene via con il bottino» chiosa Maroni. «Bottino» che, calcolatrice alla mano tanto per essere pragmatici, ammonta a 1.116 euro per ogni cittadino lombardo. Forse, non è un caso che i cinquantamila sottoscrivono la petizione per far partire una class action contro Alitalia. Sì, una causa per danni contro l’ex vettore di bandiera che taglia due terzi dei voli dallo scalo di Malpensa e che, parola d’onore del Nord, non riuscirà ad «essere il regalo di nozze per monsieur Sarkozy».