Battaglia: «Nessun tetto alle prescrizioni»

Antonella Aldrighetti

«Non ci sarà alcun tetto massimo di prescrizione per i pazienti e, soprattutto, nessuno si vedrà respingere alcuna prescrizione in rapporto alle proprie patologie». È deciso l’assessore regionale alla Sanità Augusto Battaglia: smentisce totalmente le dichiarazioni riportate ieri da un quotidiano romano secondo le quali sarebbe stato imminente il varo di un provvedimento «taglia-spese» della giunta ulivista che avrebbe comportato, per ogni medico di base, la prescrizione mensile di una quota di farmaci per una spesa massima di 15 euro a paziente.
Quel virgolettato (attribuito a Battaglia) che recitava «dal 2006 un indice medio di spesa ai medici di famiglia: 15 euro per ogni paziente» era stata una doccia fredda per alcuni esponenti dell’opposizione regionale ma anche per i sindacati di categoria dei medici di famiglia. Per il segretario generale della Fimmg (Federazione dei medici di famiglia) Mario Falconi «se così fosse si andrebbe a suscitare in alcuni colleghi il timore di prescrivere trattamenti troppo costosi e, addirittura, invitarli a selezionare la clientela: scegliersi assistiti giovani e sani».
Ad andare oltre è Antonio Sili Scavalli, segretario della Fials-medici che precisa «il livello di spesa farmaceutica mensile equivale al costo di un solo antibiotico». Mentre l’invito a rivedere la programmazione parte dai «centravanti» della Cdl regionale che colpiscono al cuore del provvedimento. Per Stefano de Lillo (FI) «non si è tenuto conto delle politerapie ossia, alla spesa di quei trattamenti farmaceutici correlati alla principale patologia del paziente» e per, Luciano Ciocchetti (Udc) «questo piano d’azione è peggio dei ticket sanitari applicati, del resto, solo al 30 per cento della popolazione laziale. E spero che sia solo un’idea di Battaglia e non di tutta la giunta Marrazzo».
Assessore Battaglia, sembra che i famigerati 15 euro al mese costituiscano l’altra faccia dell’abolizione dei ticket sulle ricette. Su quali criteri si è basato il conteggio del tetto?
«Non esiste un tetto di prescrizioni farmaceutiche. È evidente però che la spesa farmaceutica del Lazio è difforme per qualità e quantità da quella della maggioranza delle altre regioni. Gli indici di appropriatezza sono stati individuati pesando i pazienti assegnati ad ogni medico di base tenendo in considerazione età e diverse patologie di ognuno. Questi indici, già sperimentati positivamente in diverse regioni, rappresentano validi strumenti per raggiungere livelli di appropriatezza sempre più elevati. E riguardano solo i farmaci: si inseriscono in un percorso che vede protagonisti i medici di famiglia e i pediatri che sono stati coinvolti in questo piano complessivo di riorganizzazione del sistema sanitario».
Se si tratta di una sorta di sperimentazione sul territorio per «fotografare» le necessità di salute del Lazio, sono previsti piani terapeutici per ogni paziente?
«I piani terapeutici rientrano nei compiti precipui dei medici di base e in nessun modo vengono modificati dall’appropriatezza delle prescrizioni dei farmaci».
Semmai un medico dovesse sforare l'indice stabilito come verranno effettuati i controlli?
«Non si ipotizzano controlli sui medici e sulle loro prescrizioni. Stiamo lavorando, con la loro collaborazione, per la riduzione della spesa farmaceutica. A questo lavorano anche le commissioni miste per l’appropriatezza istituite nelle aziende sanitarie deputate a valutare l’andamento delle prescrizioni».
Quali sono i criteri che i medici di famiglia potranno utilizzare per motivare le eventuali prestazioni extra?
«Il medico secondo scienza e coscienza, dovrà e potrà continuare a prescrivere senza limiti in considerazione delle patologie dei pazienti. Questo però in un quadro di regole e indici previsti dalle normative nazionali e regionali. Ogni farmaco prescritto inutilmente restringe la possibilità di accedere a farmaci costosi e di ultima generazione che possono risolvere seri problemi un cittadino che ne ha realmente bisogno».