«Battaglia in Parlamento contro la riforma Mastella»

Il disegno di legge del governo non convince i professionisti

Laura Verlicchi

La riforma delle professioni secondo il governo è pronta. Ma non lo è secondo i diretti interessati, ossia i professionisti, tutt’altro che convinti dal disegno di legge delega che sarà portato all’esame del Consiglio dei ministri e pronti a dar seguito in Parlamento alla battaglia cominciata in piazza nei mesi scorsi. Tra i nodi rimasti irrisolti, quello del riconoscimento delle associazioni è particolarmente cruciale, soprattutto per le professioni economiche, come spiega William Santorelli, presidente del Consiglio nazionale dei ragionieri commercialisti.
«Su questo punto - dice - nulla è cambiato rispetto alla prima bozza del disegno di legge, e quindi non possiamo che confermare il giudizio negativo già espresso in passato. E anzi ci rammarichiamo che non siano state tenute in considerazione, da parte del governo, le osservazioni e le preoccupazioni degli Ordini professionali, messi a rischio da una legge che praticamente mette le associazioni sul loro stesso piano. Senza tenere conto, però, che l’iscrizione a un Ordine prevede ben altri controlli e verifiche, a cominciare dal superamento dell’esame di Stato. Ma se non esiste più differenza sul piano pratico tra l’iscritto all’Ordine o all’associazione, è evidente che tutti sceglieranno la strada più facile: le conseguenze, anche e soprattutto sul piano della mancata tutela dei cittadini clienti dei professionisti, sono facilmente immaginabili. Il problema - continua Santorelli - è particolarmente grave per i commercialisti, che, a differenza di architetti e medici, non hanno attività esclusive: in mancanza delle quali, occorre stabilire confini precisi tra le attività tipiche degli iscritti negli Ordini e quelle che possono essere esercitate anche dagli iscritti nelle associazioni».
Ma che cosa esattamente prevede il disegno di legge? Anzitutto, all’articolo 4, «la riorganizzazione degli ordini, degli albi e dei collegi degli iscritti»: a essi spetta «la tenuta degli albi, la disciplina degli iscritti, dei quali hanno la rappresentanza istituzionale, e la tutela degli interessi pubblici connessi all’esercizio delle professioni». Alle associazioni è dedicato invece l’articolo 8, che prevede in particolare «l’iscrizione in apposito registro presso il ministero della Giustizia di quelle associazioni tra professionisti che siano in possesso dei seguenti requisiti: ampia diffusione sul territorio; svolgimento di attività che possano incidere su diritti costituzionalmente garantiti o su interessi che, per il loro radicamento nel tessuto socio-economico, comportino l’esigenza di tutelare la collettività degli utenti». Infine, lo stesso articolo affida al governo il compito di prevedere «modalità idonee a escludere incertezze in ordine alle funzioni rispettivamente attribuite dalla legge agli ordini professionali e alle associazioni di professionisti». Una formula che non appare sufficiente a evitare la confusione, come spiega ancora Santorelli.
«Il disegno di legge si limita a prevedere una distinzione tra le funzioni degli enti, appunto Ordini e associazioni - afferma il presidente dei ragionieri - ma non tra le attività consentite agli iscritti agli uni e alle altre. Ed è proprio questo invece il punto cruciale, come abbiamo fatto presente fin dallo scorso settembre al sottosegretario Scotti, firmatario del disegno di legge: ma la distinzione non è stata introdotta neppure nella successiva versione. Al contrario, il disegno di legge Vietti, elaborato durante la precedente legislatura con il contributo delle categorie professionali, distingueva chiaramente le attività tipiche delle professioni regolamentate».
Ora, la palla passa al Parlamento. Dopo l’approvazione da parte del Consiglio dei ministri, il testo verrà infatti inviato alla Camera, dove giacciono già altri quattro disegni di legge, di iniziativa parlamentare, che rappresentano le diverse posizioni di maggioranza e opposizione sulla riforma delle professioni. Il compito di esaminarli toccherà al relatore delle commissioni congiunte Giustizia e Attività produttive, il deputato della Margherita Pierluigi Mantini. Quest’ultimo potrebbe decidere di utilizzare quello governativo come testo base e gli altri come spunto per modifiche, oppure lavorare su tutti per trarne un testo unificato, che sarà presentato poi all’aula per l’approvazione.
«Ed è qui che si aprono gli spazi per la battaglia parlamentare e non solo - conclude Santorelli -. Auspichiamo infatti che la Commissione convochi i professionisti per nuove audizioni, nelle quali riaffermeremo con forza le nostre ragioni».