«La battaglia di Roma» in versi eroici

Laura Novelli

Si è guadagnato l’affetto del pubblico con spettacoli semplici - ma estremamente evocativi - che rientrano in quel «teatro di narrazione» così in voga sulle nostre scene attuali. Ha raccontato vicende di ieri e di oggi, uomini e donne di sempre, sogni, sentimenti, ossessioni, fobie di tutti. Senza mai perdere di vista il particolare, il dettaglio, la piega sottile, il linguaggio schietto della gente comune. Adesso Pierpaolo Palladino approda al teatro Furio Camillo - saletta d’elezione della ricerca e del nuovo - con La battaglia di Roma, un lavoro «dedicato» a una delle pagine più emblematiche della seconda guerra (la battaglia tra italiani e tedeschi che si svolse nella capitale il 10 settembre del ’43) che l’autore-attore romano - diretto da Maria Teresa Pintus - ha scritto interamente in versi, mescolando la storia ufficiale, i fatti nudi e crudi, con il vissuto interiore dei soldati coinvolti negli scontri. Tanto più che qui il testo, impastato di un romanesco avvolgente e vigoroso, ben si sposa con una partitura musicale eseguita dal vivo e chiamata a «dialogare» continuamente con le parole, i gesti, i timbri vocali dell’interprete (l’ha composta Pino Cangialosi). Abiti militareschi e occhi ben puntati sul pubblico, Palladino dà anima a tante voci diverse. Ma la sua pietà va ovviamente ai giovani soldati italiani (bersaglieri, granatieri e carabinieri di stanza nell’Urbe) incaricati di difendere Roma e di indirizzarne in qualche modo il destino. La sua pietà è memoria di paure ancestrali; vettore di interrogativi universali. Ecco perché questo monologo - segnalato al Premio Dante Cappelletti 2005 e pubblicato sul sito della rivista Dramma.it - suona oggi assolutamente attuale. Ottima risulta poi l’esecuzione di Cangialosi (tastiere), Giovanna Famulari (violoncello), Benedetto biondo (tromba) e Rodolfo Lamorgese (percussioni).
In scena da questa sera a domenica 14. Info: 06-7804476.