Battaglia in sala rossa sull’emergenza rom

Emergenza rom in città. Nulla di nuovo, nulla di clamoroso, ma la normalità del Comune di Genova sull’argomento è già emergenza. Proprio per evitare che la situazione attuale si cristallizzi, alcuni consiglieri comunali genovesi hanno presentato una serie di interpellanze al Comune. Franco De Benedictis della Lista Biasotti, Gianni Bernabò Brea de La Destra, Alessio Piana della Lega chiedono di fare chiarezza in consiglio comunale sulle recenti dichiarazioni del sindaco Marta Vincenzi, contraria alle norme che andrà ad approvare il governo in tema di sicurezza e desiderosa di lanciare un appello da sottoscrivere in difesa delle famiglie rom vittime di un rigurgito di razzismo.
Nel mirino anche l’allarme lanciato ieri da il Giornale sul possibile insediamento di quattro camper di rom nel giardino dell’Istituto Doria di Struppa. Una situazione che tuttavia non è legata alla volontà di creare un nuovo campo nomadi. Sia il Comune di Genova, sia il presidente del Municipio Valbisagno, Agostino Gianelli hanno infatti spiegato come l’ipotesi, peraltro tramontata, aveva comunque un’origine positiva, della quale né il Giornale né il personale della Doria era a conoscenza. Ecco quanto ieri ha chiarito il Comune.
Il caso che tanto clamore ha suscitato riguarda soltanto «una famiglia di rom italiani - provenienti da Pordenone e pertanto in possesso di regolari documenti italiani - da qualche tempo nella nostra città per permettere al loro bimbo di sei anni di sottoporsi a chemioterapia. La famiglia ha dapprima alloggiato presso il campeggio di Creto, pagando regolare affitto e non creando problema alcuno, attualmente è ospite dell'associazione Gau di Molassana, che ha messo gentilmente a disposizione alcuni locali non utilizzati. Poiché queste persone devono rimanere ancora venti giorni a Genova, per poter ultimare le cure cui il bimbo è sottoposto, e poiché si rende necessaria una diversa sistemazione, il Municipio Valbisagno, nella persona del presidente Agostino Gianelli, si è attivato per reperire un'area adeguata e, dopo aver visionato il terreno tra la casa di cura Doria e il vivaio lo ha giudicato inidoneo in quanto privo delle strutture necessarie a garantire decorose condizioni di vita. Il presidente Gianelli ha quindi chiesto alle istituzioni, e in particolare al sindaco Marta Vincenzi e al presidente della Provincia Alessandro Repetto, la disponibilità di uno spazio in città per accogliere, per i prossimi venti giorni, questa famiglia che vive un momento di grande dolore e difficoltà e, si ribadisce, attualmente alloggia nei locali della Gau di Molassana».
La soluzione auspicata da Gianelli è stata poi trovata. La famiglia del piccolo curato al Gaslini potrà posteggiare i quattro camper con la quale è giunta a Genova all’interno dell’area dell’ex manicomio di Quarto. Una scelta che consentirà tra l’altro alla famiglia di essere ancora più vicina all’ospedale pediatrico.
Risolto il caso che aveva messo in allarme la Valbisagno, resta la risposta della città al caso rom. E se a Genova autorevoli rappresentanti delle istituzioni (il sindaco e un magistrato su tutti) che si ribellano al piano del governo sulla sicurezza, ieri il prefetto Anna Maria Cancellieri ha voluto riportare un po’ di ragionevolezza nelle dichiarazioni. Se si tratterà di rilevare le impronte dei bambini rom, non ci saranno problemi: «Sono chiamata a fare quanto disposto dalla legge - ha detto il prefetto - tuttavia credo che su questo argomento ci siano molti fraintendimenti e qualche strumentalizzazione. S’è letto e detto molto, ma nel dettaglio non c’è ancora nulla di definito. Se e quando saremo chiamati ad agire in tal senso saremo pronti ad affrontare il nostro compito»